Guido Gozzano, 100 anni fa moriva il poeta del crepuscolarismo

Il 9 agosto 2016 moriva, nella “sua” Torino, il poeta Guido Gozzano

Generated by  IJG JPEG Library

Il 9 agosto 1916 si spegneva a Torino Guido Gozzano, il più importante poeta del crepuscolarismo , insieme a Giovanni Pascoli una sorte di ponte fra la poesia dell’Ottocento – romantica e poi decadente – e quella del Novecento che avrà in Montale, Saba, Ungaretti e Quasimodo i principali esponenti.

La poesia di Gozzano supera il decadentismo dannunziano, lasciandosi alle spalle le parole auliche e scegliendo una lingua mimetica del parlato e della quotidianità. Del passato resta l’adesione alla metrica tradizionale che andrà in frantumi con i futuristi e con Ungaretti fra gli anni Dieci e agli anni Venti.

Gozzano eleva al massimo le “buone cose di pessimo gusto”, quegli oggetti che oggi, a cent’anni dalla sua scomparsa, potremmo chiamare vintage. Ecco, se ci fosse un Gozzano oggi probabilmente metterebbe nelle sue poesie i telefoni a gettone, i giradischi e i “mangiacassette”, i vecchi giocattoli a molla, i pantaloni a zampa d’elefante, insomma tutto ciò che con la distanza del tempo e con il plusvalore della nostalgia si connota di un alone poetico.

Nato a Torino il 19 dicembre 1883, crebbe in un famiglia agiata e compì svogliatamente gli studi di giurisprudenza con il fisico già minato dalla tisi. All’università frequentò per diletto le lezioni di Arturo Graf, entrando in contatto con numerosi letterati e artisti del tempo, fra cui Salvator Gotta, Enrico Thovez, Attilio Momigliano, Francesco Pastonchi ed Ernesto Ragazzoni, ostili al dannunzianesimo dominante e aperti verso le novità provenienti dalla cultura europea.

La sua prima raccolta poetica è La via del rifugio che esce nel 1907. Con il successo come poeta arriva anche la diagnosi di una lesione polmonare all'apice destro. Abbandonati gli studi giuridici nel 1908 si dedica esclusivamente alla poesia dando alle stampe, nel 1911, I colloqui.

Nel 1912, con l’aggravarsi della malattia, decide di recarsi in India (“viaggio per fuggire altro viaggio”) e da questa esperienza nasceranno le lettere pubblicate sul quotidiano La Stampa e successivamente (nel 1917) nel volume Verso la cuna del mondo. Lettere dall'India (1912-1913).
Nel 1916, prima di morire di tubercolosi, lavorò alla sceneggiatura di un film, mai realizzato, sulla vita di San Francesco.

I principali temi della sua poesia sono: Torino (la città natale descritta con grande ironia e affetto), il Canavese (luogo d’origine della sua famiglia, protagonista di una delle sue poesie più note La signora Felicita), la natura, le farfalle, la malattia (la tisi che lo porterà alla morte appena 32enne), le terre remote (l’India nella quale si recò per fronteggiare l’acutizzarsi della malattia).

Fortemente prosasistica, la sua poesia risente dell’influsso della cultura europea di inizio Novecento che creò i più grandi inetti della storia della letteratura. Pensiamo a Totò Merumeni che “sognò pel suo martirio attrici e principesse / ed oggi ha per amante la cuoca diciottenne”. Un distico che la dice lunga sull'ironia riversata dal poeta nei propri versi.

Vota l'articolo:
4.00 su 5.00 basato su 42 voti.  

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • +1
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE DONNA DI BLOGO