Un Salone del Libro anche a Milano: l'evento degli editori a Rho Fiera

Lo strappo a febbraio con l’uscita dell’Aie dal cda della Fondazione per il Libro. E così, nella primavera 2017, gli editori faranno la loro manifestazione a Milano

Stavolta lo strappo è definitivo. A poche ore dalla riunione nella quale la dirigenza della Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura avrebbe dovuto nominare il nuovo direttivo e definire il progetto dell’edizione del trentennale del Salone del Libro di Torino in calendario dal 18 al 22 maggio 2017, l’Aie ha fatto sapere che farà la sua manifestazione, MiBook, nei padiglioni di Rho Fiera.

La scissione che ha portato alla decisione di organizzare un evento dedicato al mondo del libro nel capoluogo milanese è la stazione terminale di un binario divergente imboccato lo scorso inverno quando Federico Motta, presidente dell’Aie, “preso atto del ruolo progressivamente marginale di AIE in seno al CdA” della Fondazione per il Libro decise di uscire dal direttivo della manifestazione torinese.

Il prepotente ingresso delle banche e dei ministeri e la perdita di potere decisionale dell’associazione degli editori hanno spinto l’Aie a pensare in maniera più concreta a un salone milanese che si ipotizza ormai da anni, ma non è mai diventato realtà in virtù della forza dell’evento torinese.

Gli scandali degli ultimi tredici mesi, il nuovo contesto politico (con il M5S in Comune) e i problemi giudiziari dei vertici della società che gestisce la sede storica della manifestazione hanno favorito la “spallata” dell’Aie che costituirà una società con la Fiera di Rho e dalla prossima primavera organizzerà MiBook.

Nella votazione tenutasi ieri in corso di Porta Romana (con 32 consiglieri su 37) 17 votanti si sono espressi a favore di Milano, 8 si sono astenuti e 7 si sono detti contrari. L’Aie recederà anche dalla Fondazione per il Libro rendendo esecutiva una decisione che era già stata presa lo scorso 25 febbraio.

“Torino deciderà di fare quello che vuole. Noi iniziamo un progetto nuovo” ha detto Motta.

Il governatore piemontese Sergio Chiamparino ha fatto sapere che Torino lancerà un progetto nazionale, in grado di coinvolgere tutti i capoluoghi e di contribuire al rafforzamento della lettura. Torino resterà “capofila e punto di riferimento” di un nuovo modello di più ampio respiro. Verranno incluse le manifestazioni che già costellano il calendario nazionale da gennaio a dicembre? Un paio di settimane fa, in un interessante articolo su Linkiesta, Andrea Coccia suggeriva come l’alternativa a Torino ci sia già.

Creare un salone permanente e diffuso sfruttando le esperienze che funzionano? Improbabile. Siamo in Italia, il paese del campanile che frustra qualsiasi visione sistemica e collaborativa nel nome del localismo e dell’individualismo di corto respiro.

Secondo Luca Ferrua de La Stampa l’evento milanese potrebbe essere addirittura nelle stesso periodo di quello torinese.

D’altronde non ci sarebbe nulla da stupirsi visto quanto accade nel panorama dei festival cinematografici nazionali con quelli di Roma e Torino, da alcuni anni divisi da pochi giorni.

Per le nomine del nuovo cda si dovrà attendere un mese: dopo la decisione dell’Aie di sparigliare le carte, si deciderà a fine agosto, quando si capirà che cosa potrà diventare il nuovo Salone del Libro:

“Il futuro del Salone dipende dal progetto che riusciremo ad elaborare: non possiamo pensare di fare leva solo sulle divisioni interne all'Aie, correndo il rischio di fare due ‘saloncini’. Ci serve un progetto forte che possa aprire un nuovo ciclo trentennale del Salone”,

ha spiegato Sergio Chiamparino a Diego Longhin di Repubblica.

Viene da chiedersi chi si gioverà della scissione. Il neosindaco Chiara Appendino è già riuscito a strappare uno sconto di 600mila euro a Lingotto Fiere per l’affitto degli spazi per l’edizione 2017. Vista la concorrenza del salone milanese la Fondazione per il Libro abbasserà i prezzi (esosi) degli stand per gli editori?

E il pubblico? A Torino torneranno gli scrittori? E Milano riuscirà a conquistarli? Perché una delle mancanze delle ultime edizioni del Salone del Libro di Torino è stata l’assenza dei grandi nomi della letteratura mondiale. In tempi recenti al torinese Circolo dei Lettori abbiamo visto passare scrittori del calibro di Kazuo Ishiguro e Jonathan Franzen, a Collisioni, nella vicina Barolo, Paul Auster e Don De Lillo, quest’anno Michel Houellebecq e Svetlana Aleksievic, al Premio Bottari Lattes Javier Marias e Martin Amis, eccellenze che il Salone non riesce più ad attirare da qualche anno a questa parte. La concorrenza farà da stimolo? O il braccio di ferro si risolverà in una sterile lotta di campanile e di orgoglio fra “saloncini”?

Foto | Salone del Libro

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