Giffoni Film Festival: "È vita, è contagiosa energia, è la forza della danza"

Dal Giffoni Film Festival iniziato il 15/07 e che si concluderà il 24/07, Antonia Grimaldi ( deputy artistic director Giffoni Experience ) ci racconta l'emozione di stare con i suoi piccoli giurati.

La danza della vita o il disagio della danza

La mia vita ha momenti di noia estrema.

Mattine invernali in cui il dovere chiama e io mi sento sorda e cieca ad ogni richiamo. L'unica cosa che penetra nella mia corteccia celebrare è la dance che mi godo nel tragitto in macchina dal mio letto ad una destinazione troppo lontana da casa per essere piacevole.

Momenti in cui Carmelina, la mia studentessa modello, mi guarda e mi dice poeticamente:"Aehhhhhh chesta s'è scetata storta. E io nun voglie fa niente" (traduzione: Costei si è svegliata con una gran voglia di lavorare mentre io, come ogni giorno che il Signore, o chi per esso, mi manda non ho voglia di fare niente).

Giorni di riunioni nelle quali mi piacerebbe tanto scomparire piuttosto che dover discutere per ore di utopie, sogni impossibili e proiezioni futuristiche alle quali solo il disadattato figliodipapà, debitamente collocato in un ministero a piacere, può far finta di credere, avendo ingurgitato una quantità di stupefacenti di natura non ben identificata. Perché se no non si spiega una proposta come quella delle scuole aperte d'estate in una nazione con istituti sforniti di condizionatori ma con temperature tra i 35 e i 40 gradi in luglio anche in Pianura Padana.

C'è però un'altra parte della mia vita.

Quella in cui "faccio un festival" e posso regalare curry perché gli ospiti indiani hanno voglia di cibi piccanti che significano casa, suggerire ad una piccola amica dagli occhi intelligenti come farsi avanti in un mondo fatto di giurati competitivi, rivedere le ragazze della mia adolescenza e conoscere finalmente i figli che hanno avuto altrove, perché l'Italia si è lasciata scappare le loro intelligenze, raccogliere i sorrisi degli autori dei film selezionati e fare i conti con l'amarezza di chi invece non ce l'ha fatta.

E quando si fa tardi, durante i giorni del festival, mi piace rimanere con i miei giovani colleghi, con gli stagisti di un tempo che nel frattempo sono diventati collaboratori o amici che tornano per un abbraccio forte forte, con le nuove leve della masterclass che arrivano col fiato corto e gli sguardi brillanti di chi ha finito di corsa gli esami universitari per poter essere qui, con chi per la prima volta si ritrova in un evento internazionale che sa anche essere affettuosamente paesano.
Mi piace ascoltare le loro impressioni, raccogliere i loro brillanti report, scoprire le loro passioni profonde, cullare le loro ribellioni potenti.
È vita, è contagiosa energia, è la forza della danza, quella ideale ma anche quella reale, alla quale ancora mi piace abbandonarmi ogni volta che un dj fa bene il suo mestiere.

E va bene così.

Fino a quando sento che qualcuno mi picchietta sulla spalla. Mi volto, è il mio figlio undicenne. Sorrido. Lui no. Si avvicina e spero in un bacio. Macché. Vuole solo dirmi all'orecchio: "Mamma sei vecchia per ballare. Forse è il caso che ti porto a casa".

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