Libri da leggere nell’estate 2016: L’inganno dell’ippocastano, Mariano Sabatini

Il giornalista e saggista debutta nel romanzo sulle zone d’ombra della Capitale

L'INGANNO DELL'IPPOCASTANO (L')

L’inganno dell’ippocastano, primo romanzo di Mariano Sabatini, giornalista, autore televisivo e saggista, è un noir nel solco della tradizione italiana contemporanea che tante soddisfazioni ha regalato all’editoria di casa nostra e che non conosce crisi, sfornando ciclicamente nuovi autori e nuovi personaggi in grado di accattivare l’attenzione dei lettori.

Protagonista della vicenda è Leo Malinverno, cronista di punta de Il Globo, appassionato di belle donne e buona cucina, spavaldo, guascone, uno che sa il fatto suo. Alla vigilia di un’importante intervista ad Ascanio Restelli, imprenditore prossimo alla candidatura a sindaco di Roma, la collega Viola Ornaghi lo contatta per chiedergli la disponibilità a rileggere il suo articolo. L’intervista, però, non ci sarà. Restelli viene sgozzato ed è proprio la giornalista a scoprire il suo cadavere.

Malinverno arriva sul luogo del delitto poco prima di Jacopo Guerci, l’ispettore di polizia al quale viene assegnata l’inchiesta. Inizia così una doppia indagine dei due amici, una ricerca che porterà Malinverno a scoprire come tutto sia connesso: politica, affari, informazione e criminalità organizzata.

Sabatini non si perde in fronzoli e sfoltisce la narrazione di qualsiasi divagazione descrittiva. Ciò che gli interessa è andare dritto al sodo, facendo emergere i caratteri dei personaggi e l’intreccio della storia dai dialoghi. La storia ha un ritmo serrato e nella parte finale non mancano i colpi di scena, sostenuti da un’architettura narrativa solida ma ariosa.

L'INGANNO DELL'IPPOCASTANO (L') In un panorama nazionale ricco di ispettori e sbirri, il libro edito da Salani porta la novità di un giornalista vecchia maniera, di quelli abituati a pedinare le notizie, a stargli addosso senza il timore di rischiare in prima persona. E che Sabatini sia (anche) un giornalista lo si capisce da come vengono descritte le dinamiche redazionali, i rapporti di forza fra le testate, il clima di cameratismo che si instaura nelle redazioni, le regole non scritte e ancora gli embarghi imposti dalle autorità, la rivalità e la solidarietà fra colleghi.

Punto di forza del romanzo, la descrizione del milieu dà solidità all’intreccio che si dipana in una Roma corrotta fino al midollo, nella quale ognuno ha un prezzo e in cui non ci si può fidare di nessuno. Quella in cui si muove Malinverno è una Roma nella quale “il senso del divino (…) finisce per trascolorare nell’utilitarismo più scoperto”.

Inevitabilmente riecheggiano nel romanzo di Sabatini le cronache recenti della politica e del mondo degli affari capitolini e anche certe atmosfere ricreate dal cinema, come nell’ottimo Suburra di Stefano Sollima.

Malinverno ha voglia di continuare a indagare e nell’epilogo Sabatini sembra strizzare l’occhio al lettore, con una mezza promessa di spin off de L’inganno dell’ippocastano. Accanto a tanti commissari, il noir italiano ha finalmente trovato un giornalista al quale far consumare le classiche suole delle scarpe alla ricerca della verità?

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