Rileggere "Roma senza papa" dopo Francesco

Il romanzo di Guido Morselli compie cinquant’anni. Alcune intuizioni letterarie sembrano anticipare il pontificato riformista di Papa Francesco

Cinque libri su papa Francesco a un anno dalla sua elezione

Roma senza papa, il romanzo di Guido Morselli che immagina il trasloco del pontefice dall’urbe, compie cinquant’anni. Postumo come tutti i romanzi di questo singolare autore, fu scritto nel 1966 e pubblicato nel 1974. Fu proprio questo il romanzo con il quale l’Adelphi iniziò, un anno dopo la sua morte (di cui ricorre oggi il 43esimo anniversario), a riscoprirne lo straordinario corpus di opere sistematicamente rifiutate dall’editoria nazionale a disagio nel riuscire a catalogarlo.

Rileggere oggi, durante il pontificato di Papa Francesco, l’opera che Morselli aveva immaginato svolgersi all’inizio del nostro secolo ha un sapore particolare. Nel libro si immagina una Roma senza più il papa: la sede pontificia è stata traslocata a Zagarolo e la Chiesa ha intrapreso un percorso riformista che ha portato, per esempio, alla decadenza del celibato sacerdotale. Il libro ha una trama tutto sommato esile, ma su questo plot così esiguo Morselli costruisce una straordinaria macchina narrativa nella quale mescola l’analisi di dottrine vere e immaginarie, descrive magistralmente ecclesiastici di alto e basso rango e tenta di immaginare la Chiesa che verrà.

E nella Chiesa immaginata cinquant’anni fa da Morselli c’è un Papa molto informale che arriva dall’Irlanda e che è persino fidanzato, con una teosofa missionaria di buddhismo zen, tale Mrs. Maraswami. Anche un’ormai anziana Jacqueline Kennedy ammette di subire il fascino del capo di una Chiesa che ha intrapreso un processo di modernizzazione.

Ogni pagina è una sorpresa. Ci sono il vescovo che ha vinto la Coppa Davis, il progetto del proselitismo su Venere, un immaginifico Istituto per la Promozione della Psicanalisi Cattolica, confessionali gestiti da computer. L’apparizione mariana di Fatima sarebbe in realtà il frutto di una tecnica di proiezione 3D a scopo propagandistico.

Ma soprattutto c’è un Papa che crede nella sobrietà ed è in questi termini che diventa interessante rileggere quest’opera dopo Papa Francesco:

“La Chiesa sta ripudiando la sua romanità fastosa, e festosa, persino a Roma. Vedremo se ci riuscirà; città, e razza, qui sono felicemente refrattarie: forse ha ragione padre Hofer che non lo crede. Ma certo la Chiesa è in cerca di austerità, bisogna dire, non soltanto formale, non mentita. Dichiara guerra al visibile”.

La parte decisamente più ottimistica è quella riguardante l’accettazione dell’omosessualità da parte della Chiesa cattolica:

“I gusti, oggi, sono imparzialmente equiparati e si parla di riconoscimento religioso anche ai più particolari fra essi. Perché no? La religione non vuole essere presa per sessuofoba, e in campo matrimoniale la gratificazione è dichiarata scopo primario. Quaccheri e anabattisti esclusi, il cristianesimo è pronto a consacrare unioni stabili fra sessi di qualunque segno”.

In altri casi la lungimiranza di Morselli è a dir poco sbalorditiva:

“Niente di difficile, si parte dall’osservazione che il mondo oggi è più piccolo che non fosse cent’anni fa il Cantone di Uri, tutti siamo in rapporto con tutti, la crisi dell’acciaio inglese fa pagare più tasse ai contribuenti americani, un conflitto in Tanzania rischia di richiamare alle armi i riservisti svedesi, i danni del terremoto in Abruzzo sono pagati dai risparmiatori belgi. C’è una comunanza forzata di interessi immediati, fra tutti i terrestri, abitino quaggiù o in riva al Cratere di Tycho”.

La globalizzazione di oggi descritta cinquant’anni fa, con l’unica eccezione che non abitiamo ancora sulla Luna. Dalla profonda comprensione di un mondo sempre più globalizzato Morselli arriva a concepire il concetto di socialidarietà:

“La socialidarietà a sua volta è una legge a sfondo economico, ma nel mondo contemporaneo (contemporaneo ai voli a impulso atomico) la struttura non si distingue dalla sovrastruttura, quello che ha i piedi nell’economia ha il capo, o il busto intero, nella morale. O nella religione. Se pure l’immagine si giustifica, visto che i due livelli si confondo o coincidono”.

Questa dottrina immaginaria, dettata dal pensiero che tutto è connesso, porta a un mondo senza più guerre e conflitti fra Paesi. La socialidarietà abolisce i conflitti per mutuo interesse. I fatti degli ultimi mesi e delle ultime settimane purtroppo ci ricordano che non è così: la globalizzazione ha acuito i conflitti invece di spegnerli.

Detto ciò è innegabile come proprio Papa Francesco, tanto nei suoi discorsi come nelle sue encicliche abbia configurato una strada virtuosa che ha molti punti di contatto con la socialidarietà (una solidarietà socialista) prefigurata da Guido Morselli.

Morselli è talmente ricco di spunti che è inevitabile che il suo Vaticano futuribile abbia dei punti di contatto con quanto è successo dopo la pubblicazione del libro: il Papa Giovanni XIV progetta un pontificato a tempo (come è accaduto con Ratzinger e come ha ipotizzato lo stesso Bergoglio), i comunisti da anni in Campidoglio e poi un richiamo alla sobrietà che ricorda molte delle scottanti inchieste del passato recente:

“Si avverte il clero dipendente che è consigliabile non tenere elicotteri per uso personale, compresi i c.d. station-copter di impiego promiscuo”.

Se cardinali, vescovi e prelati volano in elicottero, il Papa (e qui c’è tanto di Francesco) dà il suo buon esempio:

“la dimora pontificia è agreste e funzionale, e di una semplicità un po’ insistita e volenterosa. Fra il kibbutz e la sezione sperimentale di un ‘Peace Corp’ in zona di sottosviluppo. Forse non era troppo lontano dal vero il «Times» quando scriveva: Giovanni XXIV sarà in Italia il missionario dell’antiretorica”.

Come accade in molti romanzi Morselli, Roma senza papa costruisce mondi inventando ideologie e prefigurando correnti del pensiero. Un grande regalo ai lettori da parte di un autore che, il 31 luglio 1973, scelse il suicidio dopo l’ennesimo rifiuto editoriale. Resta uno dei più grandi scrittori del secondo Novecento italiano, uno dei pochi, insieme a Calvino, Del Giudice, Eco, Magris e Tabucchi ad avere una dimensione internazionale, senza dubbio il più mitteleuropeo degli italiani e non è un caso che abitasse in un villino a due passi dalla Svizzera.

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