Collisioni 2016: Svetlana Aleksievic, quando la letteratura è ascolto

La premio Nobel Aleksievic è stata l’ospite di punta della parte letteraria del festival di Barolo

Sei libri, tanto è bastato alla bielorussa Svetlana Aleksievic per vincere il premio Nobel per la Letteratura 2015. La sua “opera polifonica” frutto di “sofferenza e coraggio” è stata presentata nel tardo pomeriggio di ieri, sabato 16 luglio, a Collisioni, il festival agrirock che si svolge a Barolo in questi giorni.

La caratteristica dei romanzi della Aleksievic è la capacità di porsi in ascolto dell’altro, di far parlare i testimoni. Da Chernobyl alla disgregazione dell’Unione Sovietica, dalla guerra in Afghanistan alla Russia di Putin, i racconti della Aleksievic sono l’eredità della sua infanzia e adolescenza in Bielorussia:

“Vengo dalla campagna, i miei genitori erano entrambi insegnanti. Sono felice delle mie origini: mio padre era bielorusso e mia madre ucraina e io ho vissuto in entrambe le campagne. Le persone erano abituate a raccontarsi le cose, c’erano i libri, ma imparavo tanto dalle persone. Ritengo che le persone dalle quali ho imparato di più siano state le donne anziane della campagna. Dopo, quando ho iniziato la facoltà di giornalismo e ho iniziato a viaggiare, mi sono accorta che la cosa che amavo di più era parlare con le persone”,

ha raccontato la scrittrice citando una frase di Dostoevskij : “L’arte non sa della gente, ma l’arte deriva dalla gente”.

Quando ha intrapreso la carriera di scrittrice ha scelto una strada molto precisa che non ha voluto tradire:

“Ho pensato di scrivere libri in cui la storia veniva raccontata dalle persone. Nel corso del tempo ho capito che ogni persona ha dei segreti che può raccontare e mi sono innamorata della voce delle persone”.

Alcuni dei suoi libri sono il frutto di interviste a centinaia di persone. La letteratura per Svetlana Aleksievic è soprattutto un fatto di ascolto:

“Non forzo le persone a parlare, le metto in condizione di pensare e loro devono essere sincere e pure. Anche adesso non mi presento come una scrittrice famosa o come il premio Nobel, ma come una persona che vuole conoscere. Faccio in modo che loro possano fidarsi di me. La vittima è un individuo chiuso e io devo fare in modo che si apra”.

Dopo essere stata lontana dal suo Paese per dieci anni, Svetlana Aleksievic ha deciso di farvi ritorno per poter stare vicina alla nipotina appena nata:

“I 10 anni all’estero sono stati utili perché sono riuscita a maturare un punto di vista mia. Ho notato quanto la vittoria del premio Nobel sia stata importante per le persone che vivono nella paura e non possono dire quello che io posso dire”.

Riguardo alla Russia di Putin la posizione della scrittrice è estremamente equilibrata:

“Quando vado a Parigi leggo giornali che paragonano Putin a Hitler. Idem quando sono in Brasile. Io non amo affatto Putin, ma credo che non sia il caso di demonizzarlo perché ha un collettivo alle spalle. Un piccolo Putin alberga in ogni maschio russo, lui non fa altro che accumulare i desideri e le ambizioni di milioni di persone che si sono sentite tradite e ingannate. Ora ci sono in Russia nuovi giovani patrioti che ritengono che Putin sia debole perché non suscita timore in Obama e nel resto del mondo o perché non è riuscito a prendere l’Ucraina. E in questo contesto sta rinascendo il mito della Grande Russia”.

Dopo avere esplorato dolore e sofferenza, la 68enne scrittrice di Ivano-Frankivs'k vuole “respirare” e il suo prossimo libro parlerà d’amore:

“Voglio continuare a scrivere libri parlando delle persone che vogliono vivere per un’idea. Due sono le cose importanti nella vita: l’amore e la morte. Ecco io voglio scrivere un libro sull’amore e un altro che parli della vecchiaia e della morte. La cosa più importante quando scrivo è che cerco risposte per me stessa. A volte sono attratta e a volte sono spaventata dalle persone ed è di questo che voglio scrivere”.

È da poco in libreria Gli ultimi testimoni, libro edito da Bompiani nel quale viene raccontata l’invasione tedesca in Bielorussia nel 1941. Pubblicato per la prima volta nel 1985, dà spazio alle testimonianze di chi era bambino o giovane all’epoca dell’invasione. Come quelle vite sono state segnate dalla guerra? Quali sono le immagini che sono rimaste nella loro memoria? Tutte risposte che Svetlana Aleksievic ha saputo dare e darci dopo avere molto ascoltato.

Foto | Davide Mazzocco

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