L’umorismo, Luigi Pirandello

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Quando, nel 1908, Luigi Pirandello scrisse il suo saggio L’umorismo, era già uno scrittore affermato. Il testo prese forma nel 1904, anno in cui venne pubblicato Il fu Mattia Pascal. L’opera è divisa in due parti: nella prima si analizza il termine di umorismo anche in relazione alle equivalenti espressioni nelle altre lingue, nella seconda parte Pirandello esplicita le sue riflessioni sull’essenza, sui caratteri e sulla materia dell’umorismo.

Pirandello analizza le caratteristiche intrinseche dell’umorismo nelle varie culture e cita alcuni autori della letteratura italiana come Dante, Pulci, Ariosto e Pascarella, ma anche Manzoni come esempio di mancanza di umorismo.

Cuore del saggio è il passaggio nel quale Pirandello spiega l’avvertimento e il sentimento del contrario partendo dalla famosissima immagine della vecchia signora imbellettata:

“Vedo una vecchia signora, coi capelli ritinti, tutti unti non si sa di quale orribile manteca, e poi tutta goffamente imbellettata e parata d’abiti giovanili. Mi metto a ridere. Avverto che quella vecchia signora è il contrario di ciò che una vecchia rispettabile signora dovrebbe essere. Posso così, a prima giunta e superficialmente, arrestarmi a questa impressione comica. Il comico è appunto un avvertimento del contrario. Ma se ora interviene in me la riflessione, e mi suggerisce che quella vecchia signora non prova forse nessun piacere a pararsi così come un pappagallo, ma che forse ne soffre e lo fa soltanto perché pietosamente s’inganna che parata così, nascondendo così le rughe e la canizie, riesca a trattenere a sé l’amore del marito molto più giovane di lei, ecco che io non posso più riderne come prima, perché appunto la riflessione, lavorando in me, mi ha fatto andar oltre a quel primo avvertimento, o piuttosto, più addentro: da quel primo avvertimento del contrario mi ha fatto passare a questo sentimento del contrario. Ed è tutta qui la differenza tra il comico e l’umoristico”.

In poche righe Pirandello riesce a spiegare in maniera ammirevole la differenza fra il riso che esplode e il sorriso venato di malinconia. Fra questi due tempi c’è una riflessione che dall’avvertimento ci spinge al sentimento del contrario. Una lezione che, qualche decennio dopo, verrà messa a frutto dai grandi registi e sceneggiatori della commedia all’italiana capaci di giocare, come nessun altro al mondo, sul doppio registro del comico e del drammatico.

Foto | Pixabay

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