Postcapitalismo, Paul Mason

Nel libro del giornalista economico di Channel 4 una guida per andare oltre il capitalismo e costruire una società più equa e più giusta

NEW YORK - JANUARY 22:  People walk down Wall Street January 22, 2008 in New York City. Following a sharp fall in international markets Monday, the Federal Reserve lowered its lending rate by three quarters of a percentage point to 3.50% Tuesday. This is the largest interest rate cut since 1984 and the first intrameeting move since September 11, 2001. Wall Street came back in morning trading after news of the Fed's significant cuts.  (Photo by Spencer Platt/Getty Images)

Raramente capita di leggere libri che diano una visione così ampia e completa del nostro mondo come con Postcapitalismo di Paul Mason, uscito qualche mese fa per i tipi de Il Saggiatore. L’obiettivo del giornalista economico di Channel 4 è ambizioso: definire le coordinate per una nuova economia e una nuova società, non attraverso paradigmi ideologici o astrazioni filosofiche, ma fatti alla mano, mostrando le criticità di un sistema capitalistico che non si rassegna e che vuole continuare a perpetuare le ragioni dell’1% contro quelle del 99%.

Mason la prende larga, anzi larghissima. I primi capitoli del suo saggio sono una storia del capitalismo dalle origini ai giorni nostri. La prima metà del libro è un utile testo propedeutico agli studi di economia: Mason spiega concetti complessi con un linguaggio semplice. Racconta di come il capitalismo sia nato in epoca medievale, illustra alcune intuizioni di Karl Marx e la teoria delle onde di Nikolaj Kondrat’ev secondo la quale crisi e boom economici sarebbero ciclici.

Mason spiega come si sia giunti all’attuale crisi economica che mette in discussione qualsiasi teoria sul loop dei cicli economici. Questa volta è diverso: le conseguenze dei cambiamenti climatici, dell’invecchiamento della popolazione e la crescita economica stanno rendendo il sistema capitalistico insostenibile. Le carenze di cibo e di acqua costringeranno a migrare nelle fasce temperate milioni di persone che attualmente vivono in Africa, Asia, Sud e Centro America.

A questa crisi vengono proposte strade alternative. Superare il capitalismo è possibile. Come?

“Per prima cosa, salviamo la globalizzazione gettando via il neoliberismo; poi salviamo il pianeta (e salviamo noi stessi da disordini e disuguaglianze) superando il capitalismo”.

Secondo Mason la parte più semplice della questione è l’eliminazione del neoliberismo. In Occidente, in Europa soprattutto, crescono movimenti di protesta e partiti radicali per la repressione dell’alta finanza, per l’inversione delle politiche di austerità, per gli investimenti nelle energie verdi e per la promozione dei posti di lavoro.

La parte più difficile è superare il capitalismo che

“è più di una semplice struttura economica o di un insieme di leggi e istituzioni. È L’intero sistema – sociale, economico, demografico, culturale, ideologico – necessario per far funzionare una società sviluppata attraverso i mercati e la proprietà privata. Comprende aziende, mercati e stati. Ma anche gang criminali, reti di potere segrete, predicatori e santoni nelle baraccopoli di Lagos, analisti imbroglioni a Wall Street”.

Il sottotitolo di Postcapitalismo è Una guida al nostro futuro e Mason prova decifrare il mondo che verrà, un mondo nel quale, con molte professioni ormai scomparse, bisognerà espandere il settore dei servizi alla persona:

“Dovremmo trasformare gran parte di quello che attualmente facciamo gratis, socialmente, in lavoro retribuito. Accanto alla prostituzione propriamente detta potrebbe nascere la prostituzione affettiva: se ne vedono i primi segnali nelle fidanzate in affitto, nei dog sitter a pagamento, nelle colf, nei giardinieri, nelle ditte di catering e nei concierge personali”.

Anche questa “mercificazione di massa della vita quotidiana” non potrà compensare i posti di lavoro che la robotizzazione farà sparire nei prossimi anni. Inoltre, il sistema capitalistico sarà soggetto a shock esterni quali carenze energetiche brevi e localizzate, invecchiamento della popolazione e migrazioni.

Dopo aver preso in rassegna gli elementi della crisi, Mason prova a ipotizzare le strade di questo new deal e lo fa con quello che chiama Progetto Zero. Gli obiettivi primari sono quattro:

1. Ridurre rapidamente le emissioni di anidride carbonica per limitare l’aumento della temperatura a 2 gradi centigradi entro il 2050, prevenire una crisi energetica e mitigare il caos prodotto dagli eventi climatici.
2. Stabilizzare il sistema finanziario entro il 2050 socializzandolo, per evitare il rischio che l’invecchiamento della popolazione, i cambiamenti climatici e l’accumulo di debito si combinino fra loro fino a innescare un nuovo ciclo di espansione-contrazione e a distruggere l’economia mondiale.
3. Offrire livelli elevati di prosperità materiale e benessere alla maggioranza delle persone, puntando soprattutto su tecnologie ad alto contenuto informativo per risolvere gravi problemi sociali come malattie, dipendenza dal welfare, sfruttamento sessuale e scarsa istruzione.
4. Utilizzare la tecnologia per ridurre il lavoro necessario e promuovere una rapida transizione verso un’economia automatizzata. Alla fine il lavoro diventerà volontario, i prodotti e i servizi pubblici di base saranno gratuiti e la gestione economica diventerà soprattutto una questione di energia e risorse, anziché di capitale e lavoro.

Un progetto troppo ambizioso e utopico? Secondo Mason l’unico modo per rivoluzionare il mondo è seguire un’utopia ed è il passato stesso a insegnarcelo. Anche i modelli su cui si basano i grandi player economici d’altronde sono totalmente slegati dalla realtà:

“Per esempio, il modello più avanzato della Bce sull’Eurozona comprende soltanto tre tipi di ‘operatori’: le famiglie, le imprese e la banca centrale. A giudicare dalla situazione attuale, però, potrebbe essere utile inserire nel modello qualche fascista, una manciata di oligarchi corrotti o scaricati milioni di elettori pronti a mandare al potere la sinistra radicale”.

Lo Stato deve prendere il timone che ha lasciato in mano al mondo della finanza e degli affari. Il primo step in un’agenda postcapitalistica è il blocco di ogni privatizzazione post-capitalistica:

“È una leggenda che con il neoliberismo lo stato ha (sic!) un ruolo passivo: in realtà, il sistema neoliberista non può esistere senza un costante e attivo intervento dello stato per promuovere il mercato, le privatizzazioni e gli interessi della finanza. Di solito deregolamenta la finanza, costringe i governi a esternalizzare i servizi e lascia che la sanità, l’istruzione e i trasporti pubblici diventino scadenti, così da indirizzare la gente verso il settore privato”.

postcapitalismo-396x550.jpg Vi ricorda qualcosa di molto, ma molto familiare? Ecco, se vi ricorda qualcosa sappiate che non è un caso, ma c’è del metodo anche in coloro che tradiscono il ruolo di rottamatori adeguandosi alle logiche dell’asse Palazzo-potentati economici.

Al cospetto della patologia neoliberista, Mason fornisce la propria cura, non è detto che sia quella giusta, ma sarebbe importante per tutti che le idee del suo saggio circolassero, diventassero materia di un dibattito diffuso e non questioni per iniziati ai misteri dell’alta finanza. L’operazione è importante, un plauso a Il Saggiatore per avere portato in Italia un libro di quelli destinati a durare. Se si vogliono costruire un’alternativa e un futuro postcapitalisti questo è uno dei testi da leggere.

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