Esperanza, Roberto Berardi e Andrea Spinelli Barrile

La storia della lotta dell’uomo incarcerato per due anni e mezzo in Guinea Equatoriale nel primo libro edito da Slow News

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Esperanza

di Roberto Berardi e Andrea Spinelli Barrile è il primo libro edito da Slow News e, coerentemente con quella che è la missione di questo editore transmediale (informare con il tempo, l’onestà, la fiducia e la tensione verso la verità necessari), racconta i due anni e mezzo trascorsi da Berardi nel carcere di Bata, come prigioniero personale di Teodoro Nguema Obiang Mangue, figlio del dittatore Teodoro Obiang Nguema Mbasogo da trentasette anni presidente della Guinea Equatoriale.

Frutto del prezioso lavoro giornalistico fatto da Spinelli Barrile per rendere nota la storia di Berardi alla comunità internazionale, ma anche di un approfondito dialogo con il protagonista della vicenda e di una ricostruzione documentale delle lettere inviate a più destinatari (compreso Papa Francesco) per sensibilizzare la comunità nazionale e internazionale sull’ingiusta detenzione dell’imprenditore di Latina, Esperanza è un libro percorso, dalla prima all’ultima pagina, da una doppia tensione: quella di Berardi verso la libertà, quella di Spinelli Barrile verso la verità.

Dopo avere scoperto e denunciato la cleptocrazia del suo socio in affari Teodoro Nguema Obiang, Berardi viene arrestato, torturato e detenuto nel carcere di Bata. Invece di lasciarsi prevaricare dalla violenza del regime, Berardi decide di reagire ingaggiando una sorta di braccio di ferro psicologico con il regime, la polizia e la “giustizia” della Guinea Equatoriale e sul suo cammino incontra prima l’aiuto di una donna, Esperanza, poi la solidarietà dei compagni di cella e, infine, persino il rispetto di alcuni dei propri carcerieri.

Non bisogna mai dimenticare, immergendosi in questa vicenda, il teatro dell’azione. La presenza dell’Africa, con tutte le sue contraddizioni, è in ogni pagina e c’è anche nella scrittura “calda” e appassionata di Spinelli Barrile.

Nella prima parte del libro, per esempio, c’è un passaggio molto bello in cui Berardi ricorda una battuta di caccia all’elefante compiuta con i Baka:

“Quella caccia gli aveva lasciato una sensazione di umanità primordiale unica. Era come se in quei diciotto giorni avesse conosciuto un suo antenato lontano, nato centinaia di migliaia di anni prima di lui al quale si sentiva legato come ad un parente stretto. Aveva sentito le proprie emozioni ribollire in maniera semplice e vera, toccato con mano la realtà che l’uomo vive da sempre: l’Africa poteva portarlo nel futuro e nel passato contemporaneamente. E aveva capito che sopravvive solamente chi è costante nelle sue azioni”.

Esperanza racconta questa costanza, la reazione coraggiosa e ai limiti dell’incoscienza di un uomo capace di resistere al carcere duro, alla malaria e alle torture pur di poter riabbracciare la propria famiglia:

“Roberto era rimasto libero perché non aveva permesso che la prigione vincesse sul suo animo e sul suo corpo, perché ogni volta che poteva scegliere lo faceva, optando per lo scontro. Sempre. Lo vedeva come un combattimento continuo, una battaglia anzitutto contro quelle mura di cemento armato così soffocanti, una battaglia che ogni giorno si arricchiva di consapevolezza e di speranza”.

esperanza-andrea-spinelli-barrile-roberto-berardi.jpg È passato un anno esatto dalla fine della detenzione di Roberto Berardi che, dopo la liberazione del 10 luglio 2015, arrivò a Fiumicino il 14 luglio dello scorso anno.

In contatto con il Dipartimento di Giustizia statunitense per valutare la riapertura del caso Eloba, con la giustizia francese per il processo Bien Mal Acquis e con la Corte Penale Internazionale per testimoniare i crimini contro l’umanità di cui è stato vittima e testimone, Berardi continua a impegnarsi perché la sua lotta e la sua esperienza possano servire ad accendere i riflettori su realtà troppo spesso trascurate dai media. E questo libro è un tassello importante in questa lotta, ma anche una luce nel buio che circonda un continente sempre più trascurato dai media mainstream.

Via | Slow News

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