Scuola 2017: addio ai numeri in pagella, tornano le lettere

Addio ai numeri in pagella, dal 2017 tornano le lettere per valutare l’apprendimento di uno studente.

GLASGOW, SCOTLAND - JANUARY 28: Children wave their hands at a private nursery school January 28, 2005 in Glasgow, Scotland. The average price of pre-school care has increased over the past year, sending child care prices to an average of GBP200 in parts of the southeast. Many working parents in the UK have called for pre-school childcare subsidies such as those in France where nearly 100% of three-year-olds are in pre-school education, despite the fact that school attendance is not compulsory until they turn five. (Photo by Christopher Furlong/Getty Images)

Una bella E se sei un somaro, una A se sei un genio. Addio ai numeri in pagella, dal 2017 tornano le lettere per valutare l’apprendimento di uno studente.

La novità, come si legge in uno dei disegni di legge della riforma Buona Scuola di Renzi, sarà esclusivamente per gli istituti primari e vedrà sostituire i numeri da 0 a 10 con cinque lettere: A, B, C, D, E.

Cinque differenti gradi di giudizio, cinque lettere  secche senza mezze misure per valutare lo scolaro: A corrisponde all’ottimo, B al buono, C uguale sufficiente, D sarà mediocre ed E scarso. L’obiettivo, come scrive il Corriere della Sera in un’intervista all’onorevole Francesca Puglisi che si occupa di questa parte di riforma, “sarà quello di restituire alla scuola primaria il compito di mettere i bambini agli stessi nastri di partenza”, esprimendo in maniera più chiara ed efficiente “l’evoluzione delle conoscenze e delle competenze acquisite dagli alunni nel corso del loro percorso scolastico”.

Il nuovo modello si allinea con quello adottato da altri Paesi europei e dagli Stati Uniti, che da sempre utilizzano l’alfabeto come strumento di valutazione dello studente dalle grammar school al college.

Un’altra novità prevista all’iterno del processo di riforma della scuola primaria riguarda la bocciatura che, secondo l’onreole Puglisi, andrà abolita, perché controproducente ai fini della crescita e dell’apprendimento del bambino, oltre che “dannosa e inutile”.

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