La mano di Dio. Messico '86. Storia della mia vittoria più grande, Diego Armando Maradona e Daniel Arcucci

A trent’anni dal successo nei Mondiali del Messico il “Pibe de oro” rievoca lo straordinario successo della nazionale argentina

Proprio nei giorni in cui l’Argentina di Leo Messi ha perso la terza finale consecutiva in tre anni di un torneo internazionale, si è celebrato il trentennale del successo dell’albiceleste ai Mondiali di Messico ’86.

Il 29 giugno 1986, battendo 3 a 2 la Germania, l’Argentina vinse il suo secondo Campionato mondiale di calcio e Diego Armando Maradona raggiunse l’apice della sua carriera di calciatore.

Il libro La mano di Dio. Messico '86. Storia della mia vittoria più grande firmato da Diego Armando Maradona e Daniel Arcucci ripercorre quella straordinaria cavalcata che rappresenta il punto più alto della carriera di quello che da molti viene considerato come il più forte calciatore della Storia.

Cuore del libro è l'indimenticabile «partita delle partite», il quarto di finale con l'Inghilterra, i 90 minuti in cui è condensato tutto Maradona. Dall'irriverenza del gol di mano, mai rinnegato e anzi giustificato da un intervento soprannaturale, la «mano de Dios», alla sapienza calcistica elevata alla massima potenza in quello che è unanimemente considerato il gol più bello di sempre, uno slalom a saltare giocatori come birilli, che qui viene descritto mirabilmente dal grande giornalista e scrittore Víctor Hugo Morales.

la-mano-di-dio-maradona-libro.jpg In quella partita, ovviamente, c’è altro: sconfiggendo sul campo gli avversari inglesi, vendica un popolo ferito dalla sanguinosa guerra delle Malvine, il cui ricordo era ancora troppo fresco per pensare che quella fra Argentina e Inghilterra potesse essere solo una partita di calcio.

A trent’anni di distanza Maradona racconta molto più di ciò che si vide allora sul terreno di gioco: ci porta in ritiro, sui campi d'allenamento e nelle camere d'albergo, nelle riunioni improvvisate tra i giocatori, che cambiarono il volto della Selección e il suo destino, negli spogliatoi, sui pullman e sugli aerei dove è nato e si è cementato quell'incredibile gruppo da lui capitanato e condotto verso la gloria eterna. Contro tutto e contro tutti. Lo scetticismo dei tifosi e della stampa argentini. Il «caso Passarella» e quello di un allenatore, Bilardo, mai stimato ma comunque difeso, per il bene della squadra, contro il governo argentino che lo voleva esonerare. Gli intrighi dei politicanti del calcio. E gli avversari, di valore come Rummenigge, Zico e Lineker, o abili ma privi dei suoi valori come il «senzasangue» Platini.

E nell’epilogo del libro Maradona – che fu ct della nazionale ai Mondiali in Sudafrica nel 2010 – dà la sua ricetta per far sì che la sua Argentina torni a vincere un Campionato mondiale proprio con quel Messi che è il suo erede.

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