Il cinghiale che uccise Liberty Valance, Giordano Meacci

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Per molti Giordano Meacci è l’outsider fra i finalisti del Premio Strega 2016, ma non per chi ha letto ed apprezzato il suo Il cinghiale che uccise Liberty Valance che si svolge nell’immaginario paese di Corsignano, collocato fra Toscana e Umbria.

La cornice è quella di un borgo del centro Italia con una vecchia che ricorda il giorno dell’abbandono davanti all’altare, un avvocato poco raccomandabile, donne che tradiscono i propri uomini, giocatori di carte che perdono una fortuna alle carte, una bambina che rischia di morire e due bellissime sorelle che si prostituiscono.

cinghiale-meacci.jpg Attorno a questa piccola commedia umana scorrazzano alcuni cinghiali e uno di loro acquista la facoltà di elaborare pensieri degni di un uomo e inizia a riflettere anche sul concetto morte. Smarrito in una terra di nessun, troppo umano per i cinghiali e troppo animale per gli uomini, il cinghiale si trova suo malgrado a “leggere” i sentimenti degli abitanti di Corsignano.

Il libro è stato accolto con entusiasmo dalla critica: Diego De Silva (che lo ha presentato fra i candidati insieme a Giuseppe Antonelli) l’ha descritto come “pura letteratura”, Luca Serianni ha associato le sue invenzioni linguistiche a quelle delle Cosmicomiche calviniane.

Considerato come il romanzo italiano più originale del momento, il libro di Meacci commuove, appassiona e diverte usando uno stratagemma vecchio di qualche millennio, quello di ridurre la distanza fra uomini e animali.

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