Maturità 2016, Umberto Eco, "Su alcune funzioni della letteratura": l'analisi del testo. Tema svolto

E' Umberto Eco l'autore scelto dal MIUR per l'analisi del testo

MAINZ, GERMANY - OCTOBER 02: Umberto Eco, writer and professor, receives the 10.000 Euro Gutenberg price, on October 2, 2014 in Mainz, Germany. (Photo by Hannelore Foerster/Getty Images)

Maturità 2016. E’ Umberto Eco l’autore che il Ministero della Pubblica Istruzione ha scelto quest’anno per la prova di tipologia A, l'analisi del testo.

Il brano dell’autore scelto per l'analisi del testo è tratto dalla raccolta "Sulla Letteratura", del 2002. Si tratta di "Su alcune funzioni della letteratura".

"Sulla Letteratura" è una raccolta di saggi dello scrittore scomparso lo scorso 19 febbraio, scritti tra il 1990 e il 2002. I saggi, composti per occasioni diverse (conferenze, incontri, prefazioni di libri, ricorrenze), sono accomunati dal fatto che trattano di svariati argomenti di letteratura.

Questa la parte di testo scelta dal MIUR per l'analisi:

Su alcune funzioni della letteratura: Il testo da analizzare


"[...]Siamo circondati di poteri immateriali, che non si limitano a quelli che chiamiamo valori spirituali, come una dottrina religiosa. [...]. E tra questi poteri annovererei anche quello della tradizione letteraria, vale a dire del complesso di testi che l’umanità ha prodotto e produce non per fini pratici (come tenere registri, annotare leggi e formule scientifiche, verbalizzare sedute o provvedere orari ferroviari) ma piuttosto gratia sui, per amore di se stessi – e che si leggono per diletto, elevazione spirituale, allargamento delle conoscenze, magari per puro passatempo, senza che nessuno ci obblighi a farlo (se si prescinde dagli obblighi scolastici). […]
A che cosa serve questo bene immateriale che è la letteratura?[…] La letteratura tiene anzitutto in esercizio la lingua come patrimonio collettivo. La lingua, per definizione, va dove essa vuole, nessun decreto dall’alto, né da parte della politica, né da parte dell’accademia, può fermare il suo cammino e farla deviare verso situazioni che si pretendano ottimali. […]La lingua va dove vuole ma è sensibile ai suggerimenti della letteratura. Senza Dante non ci sarebbe stato un italiano unificato. […]
E se qualcuno oggi lamenta il trionfo di un italiano medio diffusosi attraverso la televisione, non dimentichiamo che l’appello a un italiano medio, nella sua forma più nobile, è passato attraverso la prosa piana e accettabile di Manzoni e poi di Svevo o di Moravia.
La letteratura, contribuendo a formare la lingua, crea identità e comunità. Ho parlato prima di Dante, ma pensiamo a cosa sarebbe stata la civiltà greca senza Omero, l’identità tedesca senza la traduzione della Bibbia fatta da Lutero, la lingua russa senza Puskin. […]
La lettura delle opere letterarie ci obbliga a un esercizio della fedeltà e del rispetto nella libertà dell’interpretazione
C’è una pericolosa eresia critica, tipica dei nostri giorni, per cui di un’opera letteraria si può fare quello che si vuole, leggendovi quanto i nostri più incontrollabili impulsi ci suggeriscono. Non è vero. Le opere letterarie ci invitano alla libertà dell’interpretazione, perché ci propongono un discorso dai molti piani di lettura e ci pongono di fronte alle ambiguità e del linguaggio e della vita. Ma per poter procedere in questo gioco, per cui ogni generazione legge le opere letterarie in modo diverso, occorre essere mossi da un profondo rispetto verso quella che io ho altrove chiamato l’intenzione del testo. […]

  1. Comprensione del testo:
    Riassumi brevemente il contenuto del testo

  2. Analisi del testo:
    2.1 Analizza l'aspetto stilistico, lessicale e sintattico del testo
    2.2 "E se qualcuno oggi lamenta il trionfo di un italiano medio diffusosi attraverso la televisione, non dimentichiamo che l’appello a un italiano medio, nella sua forma più nobile, è passato attraverso la prosa piana e accettabile di Manzoni e poi di Svevo o di Moravia." Spiega il significato e la valenza di tale affermazione dell'autore nel testo.


La prova svolta


“Su alcune funzioni della letteratura”

è uno dei 18 saggi che compongono l’opera “Sulla Letteratura”, pubblicata da Eco nel 2002 il cui contenuto verte principalmente sull’analisi e considerazione varie della letteratura secondo più punti di vista.

Semiologo, romanziere e filosofo, critico letterario e giornalista, la poliedricità di Eco ha fatto sì che la sua analisi nei confronti della letteratura e del linguaggio è sempre stata di ampio respiro ed eterogenea, non dimenticando mai l’humor che ha sempre contraddistinto i suoi scritti, anche quelli più complessi.
In questo passo - selezione di un più ampio testo critico sulla letteratura - Eco parte dal concetto di letteratura, un concetto così ampio e vario, e del linguaggio, strumento di comprensione della cultura da cui deriva.
La letteratura, secondo Eco, va al di là dell’utilità e della pragmaticità, motivo per cui il semiologo la distingue dal “complesso di testi che l’umanità ha prodotto e produce non per fini pratici”, elevendola a qualcosa di aulico, ad un nutrimento del proprio intelletto, ad un’arte da coltivare per accrescimento culturale, “allargamento delle conoscenze”, ma soprattutto come strumento per mantenere in vita la lingua italiana.

Non è un caso che lo stesso giorno dei funerali di Eco (23 febbraio 2016), l’Accademia della Crusca, massima istituzione italiana che raccoglie studiosi ed esperti di linguistica e filologia della nostra lingua, rispondeva alla richiesta di un bambino di 8 anni e della sua insegnante sulla richiesta di inserire il termine “petaloso” all’interno del vocabolario italiano. Indipendentemente dall’efficacia, la bellezza e l’originalità del termine, l’esempio appena riportato mostra quanto lo scrittore de “Il nome della rosa” esprimeva in questo saggio. Ovvero che la lingua italiana è in continuo mutamento e movimento, si “sporca” di inglesismi e neologismi, ma è capace di resistere alle intemperie linguistiche per la forza che le viene dal passato. Per le radici solide fornite da autori come Dante che con la “Divina Commedia” fa quello che Garibaldi farà geograficamente: fornire l’Italia, allora frammentata in varie lingue e dialetti, di un’identità linguistica. Identità che molti altri autori hanno portato avanti, secoli dopo secoli, da Manzoni fino a Svevo, per citarne alcuni.

La lingua italiana, croce e delizia di Eco, trattata in numerosissimi saggi. Come in “Apocalittici e Integrati”, in cui andava contro la teoria di McLhuan “Il mezzo è il messaggio”, Eco rivendicava invece l’importanza di colui che fruisce del medium. Non a caso il suo interesse per le nuove tecnologie e per i messaggi che questi mezzi – come i social network o i telefoni cellulari – sono in grado di trasmettere, trasformando la lingua, è sempre stato da lui sottolineato. Letteratura come esercizio collettivo, nella quale influisce di tutto, dai Testi Sacri alla sinteticità di Twitter.

Se il linguaggio può subire una modifica, questo però non può accadere per l’interpretazione del testo. La “pericolosa eresia critica, tipica dei nostri giorni, per cui di un’opera letteraria si può fare quello che si vuole, leggendovi quanto i nostri più incontrollabili impulsi ci suggeriscono” sottolinea come Eco abbia visto nell’ars interpretatoria un certo limite, oltre il quale non si può andare. Proprio in un suo saggio, intitolato “I limiti dell’interpretazione”, si parla di quanto troppe volte il testo venga destrutturato e decostruito, in cui la libera interpretazione travalica la vera intenzione dell’autore. Ritornare alla fedeltà dell’opera quindi e dare importanza all’intenzione dell’autore, al senso del testo, al rispetto della semantica del testo chi il Lector si trova sotto gli occhi. E’ necessario quindi avere la strumentazione adeguata – come il linguaggio – e una conoscenza dello stesso talmente approfondita da saper riconoscere la sua semplicità, senza rifugiarsi in una marea di significati e sensi che vanno a deviare il discorso e rendono ogni testo aperto. Conoscere la lingua, e quindi il testo, conoscendo le regole da seguire, valide per tutti, in modo che l’interpretazione del lettore, soggettiva, emotiva o comunque personalizzata, possa essere comunque definita “accettabile”.

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