Maturità 2016: saggio breve socio economico sul Pil, il tema svolto

Per il saggio breve o articolo di giornale socio-economico gli studenti sono chiamati ad affrontare il tema del Pil

Le indiscrezioni pubblicate da numerose testate nazionali, fra cui Corriere e Repubblica, sul saggio breve o articolo di giornale di ambito socio-economico sono state confermate: l'argomento è il Pil.

La traccia

ARGOMENTO: Crescita, sviluppo e progresso sociale. È il Pil la misura di tutto?

“Prodotto Interno Lordo – La produzione come ricchezza
Il prodotto interno lordo è il valore di tutto quello che produce un paese e rappresenta una grandezza molto importante per valutare lo stato di salute di un’economia sebbene non comprenda alcuni elementi fondamentali per valutare il livello di benessere. […] Il Pil è una misura senz’altro grossolana del benessere economico di un paese. Tuttavia, anche molti dei fattori di benessere che non rientrano nel calcolo del Pil, quali la qualità dell’ambiente, la tutela della salute, la garanzia di accesso all’istruzione, dipendono in ultima analisi anche dalla ricchezza di un paese e del suo Pil”.

Enciclopedia dei ragazzi 2006 Treccani on-line di Giulia Nunziante

“Con troppa insistenza e troppo a lungo, sembra che abbiamo rinunciato alla eccellenza personale e ai valori della comunità, in favore del mero accumulo di beni terreni. Il nostro Pil ha superato 800 miliardi di dollari l’anno, ma quel Pil – se giudichiamo gli Usa in base ad esso – comprende anche l’inquinamento dell’aria, la pubblicità per le sigarette e le ambulanze per sgomberare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine settimana. Il Pil mette nel conteggio le serrature speciali per le nostre porte di casa e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende il di Whitman e il coltello di Speck, ed i programmi televisivi che esaltano la violenza al fine di vendere giocattoli ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari. Comprende le auto blindate della polizia per fronteggiare le rivolte urbane. Il Pil non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia, la solidità dei valori familiari o l’intelligenza del nostro dibattere. Il Pil non misura né la nostra arguzia, né il nostro coraggio, né la nostra saggezza, né la nostra conoscenza, né la nostra compassione, né la devozione al nostro Paese. Misura tutto, in poche parole, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull’America ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani”

Dal discorso di Robert Kennedy, ex senatore statunitense, tenuto il 18 marzo 1968 e riportato su Il Sole 24 Ore di Vito Lops il 13 marzo 2013.

Il tema svolto

Il Prodotto Interno Lordo continua a essere il principale indicatore macroeconomico con il quale i Paesi misurano il proprio stato di salute. Nel dibattito politico-economico un Pil in crescita o un Pil con segno negativo diventano armi propagandistiche con le quali celebrare successi di governo o fare opposizione. Ma in un contesto globale di costante crescita demografica, di progressiva scarsità delle risorse, di aumento dell’ineguaglianza sociale, di cambiamenti climatici e crisi ambientali questo modello sembra, sempre di più, un indicatore obsoleto ed elitario.

Ci si chiede se in un mondo nel quale 62 persone detengono il 50% della ricchezza mondiale abbia ancora senso utilizzare un indicatore nel quale viene considerato il valore monetario totale dei beni e servizi prodotti in un Paese, da parte di operatori economici residenti e non, e destinati al consumo dell'acquirente finale, agli investimenti privati e pubblici, alle esportazioni nette (esportazioni totali meno importazioni totali).

Il Pil è un indicatore figlio di un’ottica sviluppista nella quale le transazioni economiche sono assurte a unica metrica del benessere. Questa logica ha distorto la percezione stessa del concetto di benessere.

Uno degli esempi più semplici è quello del tragitto casa-lavoro. Ammettiamo che una persona debba raggiungere il luogo di lavoro distante cinque chilometri. La persona che sceglie di coprire questa distanza in automobile deve acquistare la benzina per alimentare la vettura, pagare l’assicurazione, il bollo auto e, magari, anche il tempo di sosta. Inoltre, se abita in città particolarmente trafficate, potrebbe ritrovarsi in un ingorgo, perdere molto tempo per cercare parcheggio, arrivare in ritardo e con una buona dose di stress accumulata durante il tragitto.

La persona che viaggia in bicicletta, invece, non ha alcun costo ripetuto, né oneri fiscali, anzi pedalando fa del bene alla propria salute e al proprio umore. Il pendolare in bicicletta non solo non fa crescere il Pil, ma migliorando il proprio stato psicofisico lo fa addirittura diminuire: prenderà meno ansiolitici, non andrà in palestra per dimagrire, eviterà la visita dal cardiologo e così via.

Chi sta meglio fra i due: l’automobilista che finisce nell’ingorgo e cerca parcheggio per dieci minuti o il ciclista che arriva in orario a destinazione dopo aver fatto della sana attività fisica?

Il Pil è figlio di una logica economica secondo la quale si può creare profitto facendo scavare una buca per poi riempirla senza averci messo nulla dentro. Il Pil è strettamente connesso all’ideologia della crescita, ma nel corso degli ultimi decenni sono state proposte diverse alternative a questo indicatore strettamente legato a un’idea di sviluppo costante.

Uno di questi è l’Indice di Sviluppo Umano realizzato nel 1990 dall'economista pakistano Mahbub ul Haq, seguito dall'economista indiano Amartya Sen. Dal 1993 questo valore è stato utilizzato dall’Onu accanto al Pil per valutare la qualità della vita nei paesi membri. A differenza dell’indicatore dominante, l’Indice di Sviluppo Umano tiene conto di diversi fattori di benessere: aspettativa di vita, grado d’istruzione, anni di istruzione, reddito pro capite.

Altro indicatore alternativo è la Felicità Interna Lorda che viene ormai utilizzato come principale indicatore del benessere dal Buthan, un piccolo stato montuoso dell’Asia. Nel Fil vengono presi in considerazione la qualità dell’aria, la salute dei cittadini, l’istruzione, la ricchezza dei rapporti sociali. Dalla misurazione del Pil emerge come il Buthan sia uno dei paesi più poveri dell’Asia, mentre da una valutazione compiuta tramite sondaggi risulta essere una delle nazioni più felici del mondo.

Una delle principali fonti di ricchezza del Buthan è il turismo, ma il piccolo staterello himalayano ha deciso di calmierarlo imponendo una tassa di 250 dollari al giorno per i visitatori, questo per evitare che un afflusso di massa snaturi gli equilibri socio-ambientali che i suoi abitanti difendono con saggezza.

Gli ideatori di questo indice non vogliono essere anti-tecnologici o anti-materialisti, ma dare il giusto valore alla parola benessere svincolandola dal mero guadagno economico. L’istruzione, la protezione degli ecosistemi e lo sviluppo delle comunità locali sono considerate le vere ricchezze. Più di quarant'anni fa Robert Kennedy aveva già capito quanto il Pil fosse ingannevole e ambiguo, ma quanti leader politici continuano, ancor oggi, ad appuntarsi al petto come fossero medaglie gli aumenti del prodotto interno lordo?

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