"I jeans di Bruce Springsteen", di Silvia Pareschi

Viaggio tra le contraddizioni americane inseguendo un paio di blue jeans del Boss

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La sottoscritta, fresca di un lungo viaggio in America, non poteva che innamorarsi di questo libro. Già solo dal titolo “I jeans di Bruce Springsteen e altri sogni americani”, ti catapulta immediatamente in una dimensione, quella degli Stati Uniti d’America, che anche chi non c’è mai stato in un certo senso conosce. Dai film, dalle fiction, dalla musica, dai romanzi.

E lei, Silvia Pareschi, che di romanzi americani ne ha tradotti  molti -   da Jonathan Franzen a Don De Lillo – ha deciso alla fine di raccontare l’America dall’altra parte, dal suo personale punto di vista, quello della viaggiatrice. Con dieci racconti-reportage, ha attraversato gli States coast to coast, da San Francisco al New Jersey, descrivendo quello che più piace dell’America ai non americani: le contraddizioni. La loro ossessione per lo yoga e la cultura malsana per il fast food. La loro fortissima religiosità che si trasforma in qualcosa di molto kitsch, come l’ “Hunky Jesus Contest”, ovvero il concorso per eleggere il “Gesù più cool dell’anno” o la “Saint John Coltrane Church”, una chiesa a San Francisco dedicata ad uno dei più grandi sassofonisti della storia del jazz.

Un viaggio nell’America più autentica, lontana dalle copertine patinate delle riviste e dai grattacieli, tra le casette con il canestro fuori ogni giardino del New England al ghetto di Hunters Point a San Francisco, passando per il Superdome di New Orleans, dove vissero per molto tempo più di 25 mila persone dopo l’uragano Katrina nel 2005.

Silvia Pareschi viaggia dalla West Coast all’East Coast, raccontando cose che i film non raccontano: la possibilità di avvistare un puma  in Sierra Nevada o l’affannosa, quanto inutile,  ricerca di una bottiglia di vino nel Massachusetts di domenica, dove ancora vige il divieto di alcol nel giorno del Signore per via delle blue laws dei puritani. Fino a Freehold, città natale del Boss, alla ricerca del suo sarto, Ralph, un italo-americano che gli ha rammendato per anni i suoi attillatissimi blue jeans. Con il sogno di portarsene uno a casa. Impossibile? Chissà, dopotutto questo è il paese dei sogni, anzi del sogno. Il sogno americano.

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