Intervista a Dominique Sylvain. Ascoltando la "piccola musica" del suo ultimo libro (parte seconda)

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Intervista a Dominique SylvainVi avevamo lasciati nel bel mezzo della chiacchierata con la scrittrice Dominique Sylvain, ed eccola riprendere il filo del discorso, dandoci qualche golosa anteprima sulle sue prossime pubblicazioni e svelandoci qualche altra nota della sottile armonia musicale del suo ultimo libro tradotto in italiano.

Non c’è, a ben leggere, nessuna remora all’utilizzo di un linguaggio forte e diretto, tipico di alcuni ambienti mascolini, che aggiunge un tocco particolare al mèlange ben riuscito di sangue, tradimenti, e saporite parentesi comiche. Sono scene ispirate dall’osservazione o il frutto di una sapiente costruzione a-posteriori?
La maggior parte dei dialoghi mi viene automaticamente. Scivolando il più possibile nella pelle dei personaggi riesco a donare ad ognuno di essi una voce particolare. Li lascio liberi di parlare come desiderano, poi correggo. Bisogna rielaborare ogni frase affinché suoni al meglio, come avviene per una partitura musicale. Sono molto influenzata dalla musicalità della lingua inglese, poiché amo la letteratura anglosassone che leggo in lingua originale. Nell’inglese c’è un certo swing, le frasi sono più condensate e più potenti che nella lingua francese, appesantita dai lunghi avverbi in -ment e dalle frasi che si estendono. Sia ben detto, adoro la mia lingua madre, ma mi piace giocarci come se fosse una materia duttile, in fondo non credo ci siano tante differenze tra la letteratura, la musica e le arti plastiche. Descrivo delle scene che vedo e cerco di creare una musicalità di variazioni seguendo le diverse situazioni. Ci sono anche dei dettagli atmosferici importanti nei miei romanzi, piacciono molto e per di più mi aiutano a tradurre al meglio le emozioni dei personaggi e a metter su dei momenti di fugace sensualità.

Mi è sembrato di riconoscere alcuni luoghi tipici della zona Est di Parigi. Dal Canal Saint-Martin, al XX° arrondissement, passando per il Parc des Buttes Chaumont ed il 104. Si tratta di un paesaggio che le è familiare, o di una scelta funzionale alla narrazione?
Sono luoghi nei quali ho vissuto. Ho abitato nella capitale per più di vent’anni, e sono di nuovo di ritorno, dopo un intero decennio trascorso in Asia.

Antonia, Isis, caratteri affascinanti che vengono da terre lontane e che colpiscono soprattutto per il contrasto tra la bellezza dei loro visi e la crudeltà dei corpi e delle azioni. La carta dell’esotismo nasce direttamente dall’esperienza personale di una vita divisa tra la cultura occidentale e quella orientale?
Immagino di si. Sono grata per aver avuto la fortuna di vivere all’estero. E’ una cosa molto diversa dal semplice viaggiare. Vivendo a Singapore e a Tokyo, ho avuto modo di avvicinarmi interiormente a culture estremamente diverse dalla mia. È stata un’esperienza che mi ha cambiata, donandomi una certa distanza. Immagino si tratti di una specie di sguardo dal di fuori sull’Europa, indubbiamente molto stimolante sul piano artistico.

Politica, armi, traffici e relazioni poco chiare con le ex-colonie. Uno scenario reale che viene da un’interesse personale o una riuscita astuzia letteraria per catturare l’attenzione di un lettore attento alle zone d’ombra della storia contemporanea?
In realtà avrei potuto scegliere un altro argomento, dato che il vero tema è la vendetta. Ma avevo un imperativo. All’inizio della serie, in “Delitto nel vicolo dei desideri”, spiego che Lola ha abbandonato la polizia poco prima dell’età della pensione, in seguito alla morte, avvenuta in circostanze orribili, del suo giovane aggiunto Toussaint Kidjo, un meticcio franco-congolese. Facendo delle ricerche mi sono resa conto che l’argomento della Françafrique non era stato quasi per niente trattato dagli autori di polizieschi francesi, per non parlare del fatto che la vendita di armi è un qualcosa che ripugna in particolare le donne (me compresa). Mi sono detta che era un’ottima occasione per lavorare su un soggetto difficile. È più stimolante.

Incontreremo ancora i protagonisti di “La Guerra Sporca”? Ci saranno altri episodi della serie Ingrid-Lola?
Si, sto terminando il seguito, “L’Arcangelo del Caos”. La storia di un assassino che si crede investito da una missione divina. Sacha si occuperà dell’affaire, mentre il ritorno di Ingrid e Lola è previsto in un terzo episodio, in un’altra vicenda legata alla politica.

Dopo “I giardini dell’Orco”, ecco una nuova traduzione italiana. Che tipo di accoglienza si aspetta dal pubblico del Belpaese?
L’Europa è in crisi e anche il libro soffre questa situazione. Spero, malgrado il difficile contesto, che i lettori abbiano voglia di leggerlo. Ho appreso recentemente, durante un soggiorno milanese, che, in materia di polizieschi, i lettori italiani apprezzano soprattutto gli autori americani. Ed è comprensibile. Io stessa sono una lettrice dei medesimi autori, ma credo anche di aver assimilato l’efficacia americana calandola in un romanzo dall’atmosfera europea influenzata dall’estetica asiatica. Inoltre la Mondadori si è dimostrata molto recettiva dinanzi alla mia richiesta di una traduzione di qualità e so che Giorgio Musso ha fatto un buon lavoro. D’altronde non si può sedurre il pubblico unicamente con una bella storia, ciò che conta di più è la maniera di raccontarla e io sono consapevole che, grazie all’impegno meticoloso del mio editore italiano, ho la possibilità far ascoltare al meglio “la mia piccola musica”. Poi sarà il pubblico a scegliere, io non mi aspetto niente a priori, c’est très bien comme ça.

Ritratto © Antoine Rozès

Via | librimondadori.it

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