Salone del Libro 2016: quale futuro dopo la fusione Mondadori-Rizzoli?

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Mondadori ha interpretato il ruolo del convitato di pietra nell’incontro Grandi perché? svoltosi venerdì 13 maggio al Salone Internazionale del Libro di Torino. Una discussione alla quale hanno partecipato alcuni fra i dirigenti più rappresentativi dell’editoria nazionale (Giuseppe Laterza, Bruno Mari e Antonio Sellerio), l’economista Michele Polo, la libraia Francesca Boragno e la giornalista Silvia Truzzi.

È stato Michele Polo a introdurre la lunga tavola rotonda:

“Viviamo in tempi difficili, l’acquisizione di Rizzoli da parte di Mondadori è un evento di prima importanza, così come lo è quella avvenuta fra due fra i più grandi quotidiani nazionali (Stampa e Repubblica, ndr). Quando accadono queste cose ci si chiede da una parte dove si stia andando e come funzioneranno questi mercati e dall’altra ci si pone la questione del pluralismo che desta sempre preoccupazione. Quando parliamo di Mondadori e Rizzoli parliamo di tutti i livelli dell’editoria, di un qualcosa che tocca la pubblicazione di libri e di e-book, i canali di distribuzione e di vendita”.

Secondo Polo:

“Avere una pluralità di case editrici, in modo che non ce ne sia soltanto una molto grande, ma un panorama in cui siano competitive anche le piccole garantisce un mercato bilanciato che consente agli autori di avere maggiore remunerazione per il loro lavoro e un più facile accesso al mercato. In generale avere più concorrenza fa vivere meglio i mercati”.

Secondo Polo l’attuale crisi è la sommatoria della crisi economica iniziata nel 2008 e dello sviluppo dei media digitali e dei device che “hanno spinto giù dal tavolo” i giornali e i libri.

Polo ha citato alcuni dati sulle vendite. Considerando Mondadori e Rizzoli come un'unica entità, i dati di vendita relativi all’anno passato ci dicono che il 65% dei bestseller della top 100 appartengono a quello che sarà il nuovo gruppo editoriale, quota che si ferma al 50% per la saggistica ed è compresa fra 60 e 65% per i tascabili.

L’istruttoria dell’Antitrust ha individuato una posizione dominante e lo scorso 23 marzo ha proposto rimedi alla fusione che sono molto timidi: uno di questi è la cessione di Marsilio e Bompiani che, insieme, rappresentano il 3% del mercato nazionale. Poi vi sono altri rimedi come la presenza e visibilità di libri di editori terzi nei punti vendita di proprietà di Mondadori e affiliati per almeno il 40% dei titoli esposti, nei comuni in cui non siano presenti librerie delle catene Feltrinelli, Giunti e Ubik.

Si tratta di misure che, secondo l’analisi di Polo, sono inadeguate a bilanciare l’assunzione di una posizione dominante da parte di Mondazzoli.

Dopo l’introduzione di Polo la parola è passata ai diretti interessati.

Giuseppe Laterza ha sottolineato come, della questione Mondadori-Rizzoli, “si sia parlato molto quando si sapeva poco e poco quando si sapeva molto” e ha spiegato che Mondadori si è rifiutata di partecipare alla tavola rotonda allestita sul tema al Salone del Libro.

È bene ricordare che, secondo Nielsen, la nuova concentrazione porterebbe a una quota complessiva di 32,5% (23,3% Mondadori e 9,2%) che scenderebbe al 29,6% dopo la cessione di Marsilio e Bompiani.

Bruno Mari, vicepresidente di Giunti, ha invitato a non concentrarsi sul problema della concorrenza:

“Fino al 2011 ci sono stati editori che hanno fatto buoni affari, tanto che si riteneva che l’editoria fosse anticiclica. Negli ultimi anni, però, si è perso il 20% del mercato. Il vero problema dell’editoria è che, a partire dagli anni in cui le vendite hanno iniziato a calare, si è diffusa una tecnologia su dispositivi portatili che ha ‘buttato giù dal tavolo’ l’editoria periodica e, in maniera meno drammatica, l’editoria libraria. I device, molto banalmente, sottraggono tempo alla lettura. Il problema è che viviamo in un Paese che, paragonato ad altri, ha una diffusione della lettura drammaticamente bassa. Allargare la base dei lettori è l’unica cura che si può applicare a questa malattia altrimenti incurabile”.

Antonio Sellerio, invece, mantiene l’attenzione sul problema degli accorpamenti:

“Il problema della concentrazione è un problema in potenza. La proprietà domani potrebbe comportarsi in maniera diversa. Finora le modalità di gestione non sono state ivadenti ma non ci sono garanzie sul futuro”.

La questione sollevata da Sellerio è molto sensata. Che fare se dovesse arrivare un grande gruppo straniero?

Foto | Salone del Libro

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