La Nave di Teseo prende il largo e ricorda capitan Eco

Claudio Magris, Elisabetta Sgarbi, Tahar Ben Jelloun e Furio Colombo al varo della casa editrice nata dai “transfughi” di Bompiani

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Da una parte l’euforia per una nuova avventura editoriale dall’altra la tristezza per avere perso colui che ne sarebbe stato il nume tutelare. E così la presentazione della Nave di Teseo – messa in calendario ben prima di febbraio – è diventata l’occasione per ricordare Umberto Eco e la “spinta” decisiva data dall’autore de Il nome della rosa al gruppo dei transfughi di Bompiani.

A dare il via all’incontro è stato il sindaco di Torino, Piero Fassino, che nelle settimane che precedono le comunali del capoluogo torinese sembra avere acquisito il dono dell’ubiquità. Pare che al Salone del Libro lo abbiano visto aprire due incontri in contemporanea… Dopo le riverenze ai politici (in sala, nei primi minuti, era presente anche il ministro Dario Franceschini…) si è parlato finalmente di questa nuova impresa editoriale che vede al timone Elisabetta Sgarbi la quale ha citato due mail scritte da Eco negli ultimi mesi di vita. Mail nelle quali traspariva, da parte dello scrittore, la volontà di volersi buttare in questa nuova avventura, ma allo stesso tempo quella di non sconfinare in ruoli non suoi.

Furio Colombo ha ricordato Eco negli anni in cui i due frequentavano lo stesso liceo, uniti dall’impegno antifascista:

“Perché esiste La Nave di Teseo? Perché lui ha risposto: ‘Io non sono in vendita’. Da questo rifiuto, dal suo non essere una merce vendibile, è scaturita l’ultima occasione in cui mi ha chiesto di agganciarmi a un suo progetto. Questa non è una cosa nata da un optional, ma da un determinato contesto economico-politico-commerciale e da un uomo capace di dire di no”.

Colombo ha ricordato l’indisponibilità di Eco ai discorsi specialistici:

“Come scrittore di saggi non ha mai utilizzato un linguaggio saggistico e anche come narratore non ha fatto uso del linguaggio che da lui ci sarebbe aspettato. E tutto questo passa nella Nave di Teseo, nello spirito che vuole allargare il campo di queste cose chiamate libri”.



Il ritratto di uomo giocoso tracciato da Colombo ha trovato una sponda in quello di Petros Markaris che ha ricordato di avere conosciuto molti intellettuali nella sua lunga vita e molti di essi “noiosi fino alla morte”, tutto il contrario di com’era Eco che sapeva essere “grande intellettuale” e “grande intrattenitore di esseri umani”.

Tahar Ben Jelloun ha definito Eco “una montagna magica, un fiume generoso, una biblioteca infinita, un’audacia permanente”. Lo scrittore marocchino ha ricordato la frase che Eco disse quando a novembre qualcuno sottolineò i rischi di un’avventura come quella della Nave di Teseo:

“Se alla mia età non si fanno delle follie, allora non le si faranno mai!”.

Claudio Magris ha fornito, più degli altri relatori, la misura dell’importanza di Eco nella cultura internazionale, ha messo in luce la sua capacità di trasformare “la foresta di segni” del mondo in una “foresta incantata”, la sua perseveranza di accademico nonostante i successi commerciali come scrittore, nella consapevolezza di come proprio gli studi a 360°, dalla linguistica all’arte, dalla semiotica alla filosofia, fossero il “sale della sua narrativa”.

Ora che ha lasciato il porto sembra chiaro a tutti che La Nave di Teso non avrebbe mai preso il largo senza il suo capitano: il rifiuto di Umberto Eco – una “bandiera” della Bompiani – ha spinto tanti altri autori a fare altrettanto. Ora vediamo come il vascello se la caverà nelle acque tutt’altro che calme dell’editoria nazionale.

Foto | Davide Mazzocco

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