"Uno di noi", la storia di Anders Breivik e del massacro in Norvegia

Edito da Rizzoli, l'inchiesta della giornalista norvegese sul massacro di Utøya

Norwegian mass killer Anders Behring Breivik is pictured at a makeshift court in Skien prisons gym after a lunch break on March 15, 2016 in Skien, some 130 km south west of Oslo, where is being held his lawsuit against the Norwegian state, which he accuses of violating his human rights by holding him in isolation. Rightwing extremist Anders Behring Breivik is serving a maximum 21-year sentence for killing 77 people -- eight in a bomb attack outside a government building in Oslo and another 69, most of them teenagers, in a rampage at a Labour Youth camp on the island of Utoya in July 2011. / AFP / JONATHAN NACKSTRAND (Photo credit should read JONATHAN NACKSTRAND/AFP/Getty Images)

Il 22 luglio del 2001 è l’annus horribilis per la Norvegia. In questa data, infatti, ricorre quello che la storia ricorda come il giorno del massacro per mano di Anders Breivik, che è costato la vita di 77 persone, tra cui 69 giovani militanti del partito laburista, trucidati nella città di Oslo e sull'isola di Utøya.

Una pagina amara di storia che si fa fatica a dimenticare e che Åsne Seierstad, giovane reporter norvegese ricostruisce, pezzo dopo pezzo, nel suo ultimo libro: “Uno di Noi - Il massacro di Utoya”, edito da Rizzoli.

Un resoconto dettagliato e spietato dell’esecuzione a bruciapelo dei ragazzi sul “Sentiero degli amanti”, odiati da Breivik -  auto-proclamatosi Cavaliere difensore dell'Occidente – perché marxisti. Un reportage che si rivela di successo come il suo precedente, “Il libraio di Kabul”, nel quale la giornalista ha consultato numerose fonti processuali e intervistato molti dei protagonisti, ad eccezione di Breivik.

Chi sarebbe questo “Uno di noi?”. Proprio Anders Breivik, giovane norvegese dal passato emotivamente turbolento – il padre lo abbandona con la madre dalla psiche instabile – un’adolescenza problematica, l’adesione al Fremskrittpartiet, il partito politico anti-immigrazione e anti-tasse di estrema destra. L’auto isolamento dalla società, l’evasione nella realtà virtuale, l’idea di un progetto estremo, che vada a contrastare l'islamizzazione della Norvegia e dell'Europa, l’ossessione contro la cultura marxista, la preparazione di un ordigno che esplode a Oslo il 22 luglio 2011, uccidendo 8 persone, la fuga verso Utoya dove è in corso il campus estivo dell'Auf, l'organizzazione dei giovani laburisti, i 60, atroci minuti che gli permettono il crudele eccidio di 69 giovanissimi.

Åsne Seierstad dimostra ancora una volta la straordinaria capacità di entrare in profonda sintonia con i suoi interlocutori, e di raccontare le loro esperienze, spesso scioccanti e brutali, con toccante umanità e con la sensibilità narrativa che l’ha fatta amare dai lettori di tutto il mondo.

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