Noam Chomsky spiega il "fenomeno Trump"

Il linguista e teorico della comunicazione spiega su Quora i motivi del successo di Donald Trump

La domanda sorge spontanea e in America – e non solo – se la pongono in molti: qual è il segreto del successo di Donald Trump, candidato repubblicano alle presidenziali Usa? Cosa spinge gli americani a decidere di affidare la loro nazione nelle sue mani?

A rispondere personalmente alla domanda apparsa su Quora – rete sociale prettamente incentrata sull’informazione, dove utenti si scambiano domande e risposte legate all'attualità – ci ha pensato Noam Chomsky, linguista, filosofo, teorico della comunicazione e attivista statunitense. Che ha dato la sua personale, quanto analitica e pungente, visione dei fatti sul cosiddetto “fenomeno Trump”.

Si parte innanzitutto dal target di riferimento al quale il business man si rivolge, delineandone il profilo: scrive Chomsky che “sembra che Trump abbia appeal soprattutto sui segmenti della popolazione bianca meno istruita. Cioè la classe medio bassa e la classe operaia: sono persone arrabbiate, frustrate, spaventate e amareggiati per il fatto – ed è un fatto – di essere sempre stati tenuti ai margini”.

La crescita della disuguaglianza sociale, frutto – secondo lo studioso – di programmi neoliberisti dei governi precedenti, è tra le cause dell’ascesa di Trump: scrive Chomsky che “nonostante i suoi primati unici, secondo molti parametri di povertà e giustizia sociale gli Stati Uniti si collocano in fondo tra i Paesi Ocse, insieme a Grecia, Messico e Turchia”. Un dato scottante, che non piace agli americani, “vista la concentrazione di ricchezza intorno”, che è qui nelle mani di pochi, pochissimi soggetti.

C’è poi l’aumento dell’intolleranza razziale e l’intramontabile “sentimento di supremazia da parte dei bianchi”. Non solo: “La crescente atomizzazione della società lascia sole e isolate le persone: si sentono abbandonate contro forze che le stanno schiacciando. In una situazione del genere non è difficile per demagoghi odierni cavalcare la rabbia contro le persone che sono ancora più vittimizzate – gli immigrati, le minoranze, i “truffatori del welfare” (demonizzati da insulti razzisti e reganiti) – e suscitare timori esagerati di fronte a nemici come il governo e i terroristi islamici”.

Chomsky conclude con un confronto tra i disagio attuale e quello della Grande Depressione del 1930: “Nonostante le condizioni orrende, c’era un senso di speranza, c’era la convinzione che se ne sarebbe usciti tutti insieme. […] La speranza degli anni ’30 e le battaglie sociali (e i risultati raggiunti) che la suscitavano sono stati ampiamenti sostituiti da paura, disperazione e senso di isolamento. Questo ha aperto la strada al fenomeno Trump, che dovrebbe provocare una certa preoccupazione. E l’altra possibilità tra i repubblicani, cioè Rubio, è allo stesso modo una minaccia per il Paese e per il mondo, almeno se è serio quando dice ciò che dice”.

<> on March 5, 2016 in Orlando, Florida.

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