Shakespeare e i migranti

Il manoscritto del Sir Thomas More dedica un brano ai migranti. E sembra essere stato scritto oggi

LONDON, ENGLAND - FEBRUARY 02:  The Lincoln Magna Carta is displayed at the British Library on February 2, 2015 in London, England. Magna Carta, one of the world's most influential documents, is an agreement granted by King John in 1215 as a practical solution to a political crisis, which in the centuries since has become a potent symbol of liberty and the rule of law. The British Library, Lincoln Cathedral and Salisbury Cathedral have brought those four original surviving Magna Carta manuscripts together in one place, for the first time as part of a year of international celebrations to mark the 800th anniversary of the issue of the Charter by King John in 1215.  (Photo by Peter Macdiarmid/Getty Images)


I grandi classici non parlano solo ai loro contemporanei o ai loro connazionali, parlano a chi abita ogni tempo e ogni luogo. E William Shakespeare, il più classico fra i classici, usa parole universali per descrivere tutte le passioni che colorano l’animo umano.

Straordinario osservatore del mondo, Shakespeare parlò anche dei migranti, lo fece in un brano che è contenuto nel manoscritto del Sir Thomas More, un dramma mai rappresentato e sopravvissuto fino ai nostri giorni grazie a un manoscritto di cui resta una sola copia.

La British Library ha digitalizzato e caricato online 300 manoscritti e si è potuta scoprire l’attualità e l’universalità del pensiero di Shakespeare:

“Immaginate di vedere gli stranieri derelitti, coi bambini in spalla, e i poveri bagagli, arrancare verso i porti e le coste in cerca di trasporto”.

Nel secondo atto dell’opera Shakespeare si riferisce ai numerosi francesi protestanti che in epoca elisabettiana chiedevano asilo in Inghilterra. I flussi migratori dalla Francia provocarono delle proteste anti-immigrazione a Londra, proprio quello che accade ora nei confronti di chi fugge dalla Siria e dal Nord Africa attraversando il Mediterraneo o percorrendo la rotta balcanica.

Shakespeare dimostra tutto il suo umanesimo con le stessa pietas che ritroviamo anche nel monologo di Shylock ne Il mercante di Venezia:

“Se il Re vi bandisse dall’Inghilterra dov’è che andreste? Che sia in Francia o Fiandra, in qualsiasi provincia germanica, in Spagna o Portogallo, anzi, ovunque non rassomigli all'Inghilterra, orbene, vi troverete per forza a essere degli stranieri”.

Intellettuale engagé ante-litteram, Shakespeare chiama in causa tutti coloro che attaccano i migranti:

“Vi piacerebbe allora trovare una nazione d'indole così barbara che, in un'esplosione di violenza e di odio, non vi conceda un posto sulla terra, affili i suoi detestabili coltelli contro le vostre gole, vi scacciasse come cani, quasi non foste figli e opera di Dio, o che gli elementi non siano tutti appropriati al vostro benessere, ma appartenessero solo a loro? Che ne pensereste di essere trattati così? Questo è ciò che provano gli stranieri. Questa è la vostra disumanità”.

Un testo scritto quattro secoli fa, in anticipo di un secolo e mezzo sull’Illuminismo e attuale più che mai. Dal 15 aprile 2016 verrà esposto alla British Library in una mostra dedicata a William Shakespeare.

Via | British Library

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