Gli arabismi nella lingua italiana

Gli arabismi sono quelle parole provenienti dal mondo arabo e integratesi nel nostro vocabolario secoli fa, adattandosi alla nostra lingua.

A Saudi worker sews Islamic calligraphy in gold thread on a drape to cover the Kaaba at the Kiswa factory in the holy city of Mecca on November 8, 2010. The Kaaba cover is called Kiswa and is changed every year at the culmination of the annual hajj or pilgrimage. The Kaaba, Islam's holiest site which stands in the centre of Mecca's Grand Mosque, contains the holy Black Stone which is believed to be the only piece remaining from an altar built by Abraham. AFP PHOTO / MUSTAFA OZER (Photo credit should read MUSTAFA OZER/AFP/Getty Images)

Inutile negarlo, l'influenza araba nella nostra penisola è forte, e non soltanto nel sud Italia. Basta semplicemente esprimersi e conoscere l'italiano per scoprire che tantissime parole derivano proprio dalla lingua araba.

Parliamo di arabismi, termine con il quale si intende indicare una serie di parole provenienti dal mondo arabo e integratesi nel nostro vocabolario secoli fa, adattandosi alla nostra lingua. Termini che sono legati per lo più al mondo agricolo, oppure alle scienze e al mondo filosofico, ma non solo. Molte di queste parole sono rimaste nei vari dialetti d'Italia, mischiandosi e uniformandosi alla lingua del posto, soprattutto nelle città di mare, da Genova a Venezia a Palermo, che in passato avevano rapporti commerciali con il mondo arabo. Ad esempio.

Il fondaco (albergo, locanda) non è altro che l’italianizzazione dell’arabo funduq, mentre magazzino deriva da mahzen, granaio, oppure amaro, che deriva da marara, ancora utilizzato in molte forme dialettali.

Alcune parole  hanno mutato il loro significato originale: è il caso di meschino, dall’arabo meskin, da loro utilizzato in modo pietistico come “Poverino”, da noi in tono negativo (anche se in Sicilia il significato è rimasto inalterato).

Altri termini hanno modificato i fonemi difficilmente pronunciabili nella nostra lingua: così habib (amore, tesoro) a Genova diventa gabibbo, usata per indicare un amico; oppure Scialla, utilizzato per salutare, che deriva da  inshaallah (se Dio vuole). Altri casi di arabismi sono legati a parole legate al lessico militare, marinaresco e commerciale, ma anche astronomico (azimut, nadir, zenit), matematico (algebra da al-giabr) e scientifico (chimica da al-kimia).

Stessa cosa per i prodotti alimentari importati -  limone da leimun, riso da aruz, zucchero da sukkar – o da alcuni luoghi - marzapane dalla città di Martasapan . Non vi basta? Zafferano viene da za’faran, albicocco da al-barquq, carciofo da harsiuf, melanzana da badingian, zibibbo da zbib, uvetta. Tariffa deriva da  ta’rifa (notizia pubblicata), magazzino da makahzin, bizzeffe  da bizzaf, (grande quantità), pigiama da payjamé (vestito con le gambe), caffè da kahvè e  ancora. Insomma, quello che la società divide, la cultura unisce.

FRANKFURT/MAIN, Germany: A Publisher's associate hangs up a calligraphy by artist Sami Al-Gawy of Oman in the Arab Pavillion, 04 October 2004 ahead of the 56th edition of the Frankfurt Book Fair. The Frankfurt Book Fair, the global publishing industry's biggest gathering, will open 06 October 2004 and roll out the red carpet for Arab authors as the guests of honor at the 56th annual event. AFP PHOTO DDP/THOMAS LOHNES GERMANY OUT (Photo credit should read THOMAS LOHNES/AFP/Getty Images)

 

 

 

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