William Shakespeare, le poesie

I sonetti shakespeariani sono una delle vette della poesia in lingua inglese

Fra il 1592 e il 1594 la peste infuriò a Londra, causando la chiusura dei teatri. In quel periodo di stop forzato della sua attività di drammaturgo William Shakespeare scrisse due poemi, entrambi dedicati a Henry Wriothesley, III conte di Southampton: Venere e Adone (1593) e Il ratto di Lucrezia (1594).

In maniera complementare all’attività drammaturgica, Shakespeare continuò a scrivere poesie e sonetti. Nel 1609 l’editore Thomas Thorpe stampò, senza il consenso del suo autore, Sonnets, una raccolta di 154 sonetti composti da Shakespeare fra il 1591 e il 1604. L’opera è suddivisa in tre parti: una dedicata a un bell’amico (1-126), l’altra a un poeta rivale (76-86).

A Lover's Complaint (1595-1596), Il pellegrino appassionato (1599) e La fenice e la tortora (1600-1601) sono gli atri tre poemi shakespeariani.

William Shakespeare: I sonetti


All’epoca di Shakespeare non esisteva il diritto d’autore e fu così che nel 1609 Thomas Thorpe stampò i sonetti shakespeariani senza il consenso del Bardo. Nel 1640 John Benson ristampò l’opera cambiando i pronomi maschili in femminili in modo che i sonetti indirizzati al “bell’amico” sembrassero rivolti a una donna. Nel 1766 George Steevens ristampò l'in-quarto originale.
Tutti i 154 sonetti shakespeariani hanno lo stesso schema metrico: 14 pentametri giambici disposti in tre quartine in rima alternata più un distico conclusivo in rima baciata. Il sonetto inglese (4-4-4-2) è dunque differente da quello italiano che si compone di due quartine e due terzine (4-4-3-3).

Un sonetto: Shall I compare thee to a summer’s day?

Shall I compare thee to a summer’s day?
Thou art more lovely and more temperate.
Rough winds do shake the darling buds of May,
And summer’s lease hath all too short a date.
Sometime too hot the eye of heaven shines,
And often is his gold complexion dimmed,
And every fair from fair sometime declines,
By chance or nature’s changing course untrimmed;
But thy eternal summer shall not fade,
Nor lose possession of that fair thou owest;
Nor shall Death brag thou wand’rest in his shade,
When in eternal lines to time thou grow’st:
So long as men can breathe or eyes can see,
So long lives this and this gives life to thee.

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Posso paragonarti a un giorno d’estate?
Tu sei più amabile e più tranquillo.
Venti forti scuotono i teneri germogli di Maggio,
E il corso dell’estate ha fin troppo presto una fine.
Talvolta troppo caldo splende l’occhio del cielo,
E spesso la sua pelle dorata s’oscura;
Ed ogni cosa bella la bellezza talora declina,
spogliata per caso o per il mutevole corso della natura.
Ma la tua eterna estate non dovrà svanire,
Né perder la bellezza che possiedi,
Né dovrà la morte farsi vanto che tu vaghi nella sua ombra,
Quando in eterni versi al tempo tu crescerai:
Finché uomini respireranno o occhi potran vedere,
Queste parole vivranno, e daranno vita a te.

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