L’ultima famiglia felice di Simone Giorgi

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Simone Giorgi con il suo romanzo d’esordio L’ultima famiglia felice, uscito da Einaudi all’inizio di febbraio, ci conduce nella giornata di una famiglia romana nella quale le cose non stanno andando affatto bene. Sin da subito comprendiamo come il titolo sia antifrastico. La pallina da tennis che infrange il vetro di una delle finestre di casa catapulta il lettore nel bel mezzo di una crisi familiare finora rimossa, una crisi nella quale il figlio tredicenne Stefano ha deciso di intraprendere la strada dell’ammutinamento nei confronti di un padre, Matteo, che ha fatto del dialogo, del rispetto e della comprensione la propria (unica) strategia di educatore.

Matteo Stella non suscitava invidia, ne era sicuro, era stato bravo a non sembrare perfetto. La sua prima qualità era questa: non essere così adorabile da dare sui nervi. Era comprensivo. Questo, soprattutto, non si arrabbiava, non pretendeva di avere ragione. Sapeva ascoltare. Ma senza orgoglio, senza sentirsi migliore degli altri. Solo che in un mondo che va come va, anche essere ottimi, o almeno discreti, o comunque in regola, è già troppo, già un insulto.

Il vetro che si rompe all’inizio di questa giornata del dicembre 2003 è, per Matteo Stella, una sorta di presagio:

E pensò che dei vetri puoi sapere tutto, come si producono, come sono composti, il grado di resistenza, di brillantezza, trasparenza. Ma non puoi sapere come andranno in pezzi.

lultima-famiglia-felice.jpg Che cosa c’è che non va nella resistente, trasparente e brillante famiglia Stella? Quando una crepa si apre nella felicità vitrea di una famiglia letteraria è inevitabile pensare al Seymour Levov di Pastorale americana, ma nel romanzo di Giorgi non è difficile scorgere anche gli echi di American beauty, film che raccontava – anch’esso con un titolo antifrastico – il lato oscuro di Lester Burnham e famiglia.

Per raccontare la storia della famiglia Stella, queste dodici ore o poco più in cui si concentrano le vicende dei genitori Matteo e Anna e di Stefano e sua sorella Eleonora, Giorgi impiega 240 pagine che lette a una “velocità di crociera” di 20 pagine all’ora fanno de L’ultima famiglia felice un libro in tempo reale che segue la famiglia Stella in una giornata nella quale le gioie e i dolori della vita familiare si mescolano a quelli della vita professionale e scolastica.

Alle spinte centrifughe provocate dalle tempeste ormonali e dall’ebrezza di ciò che può spezzare la monotonia della quotidianità, Matteo contrappone il suo incrollabile ottimismo e la sua insindacabile mitezza.

Matteo Stella non era solo semplice, ragionevole, affettuoso. Matteo Stella voleva essere semplice, ragionevole, affettuoso. La gente pensa che essere miti sia una fortuna, beato lui, non si arrabbia mai. La gente non capisce nulla. Essere miti è uno sforzo senza pari. Devi importi una condotta e dotarla di un cielo ideologico. Calmarti. Ragionare.

Anche il cognome della famiglia al centro del racconto non sembra essere stato scelto a caso: Stella. Le stelle sono dei punti di riferimento e servono a orientare, proprio come devono fare “i veri padri”, quelli che “riempiono di sé la casa” e che “ti relegano in un angolo”.

Cosa succede, invece, se abdicando all’autoritarismo, un padre perde anche la propria autorevolezza agli occhi dei figli?

Giorgi cerca di rispondere a questo quesito ponendo al centro del suo libro un’analisi acuta e attenta delle dinamiche famigliari, delle piccole e grandi azioni che quotidianamente ne rinegoziano gli equilibri e, soprattutto, mette in relazione la famiglia Stella con il mondo esterno, per capire quanto le ingerenze di amici, colleghi, compagni di squadra o di scuola possano incidere su di un microcosmo formato da due genitori e due figli.

C’è il noi cosmico, il nostro universo. Il noi mondiale, contro gli alieni. Il noi europeo, se sei europeo. Il noi di specie, uomini e no. Il noi religioso, politico, sociale, culturale, storico, sportivo. Il noi nazionale, regionale, provinciale, comunale, rionale. Familiare. Intrafamiliare: noi adulti, noi bambini, noi padre e figlio. C’è il noi stessi,

spiega Giorgi in uno dei passi più riusciti del suo libro che nel 2014 aveva ottenuto una menzione speciale al Premio Calvino e rappresenta uno degli esordi sui quali Einaudi punta più forte per il 2016.

L’ultima famiglia felice spiega proprio questo: che cosa c’è dietro quel “noi”, quali prezzi si pagano, quanto occorre lottare e su cosa bisogna chiudere gli occhi per essere una famiglia, quanti sbagli si fanno, infine, per imparare a essere un padre e un marito, una madre e una moglie, un figlio, una figlia.

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