Umberto Eco, funerale laico al Castello Sforzesco

Un migliaio di persone hanno salutato lo scrittore morto venerdì scorso all’età di 84 anni

L’addio laico a Umberto Eco è stato sobrio, ma con qualche momento giocoso, quindi coerente col doppio registro che ha sempre caratterizzato vita e professione dell'autore de Il nome della rosa. Scandito dalla barbara ma ormai diffusa pratica di applaudire alle esequie religiose e laiche, l’omaggio che Milano ha voluto tributare allo scrittore alessandrino ha radunato al Castello Sforzesco un migliaio di persone.

Le esequie laiche – trasmesse in diretta televisiva da Raiuno - sono cominciate alle 15 nel cortile della Rocchetta e sono durate un’ora. Di fianco al feretro è stata posta la toga di Eco, per 41 anni professore dell’università di Bologna.

Il cerimoniere indicato dalla famiglia è stato Mario Andreose, il curatore editoriale per molti anni a fianco dello scrittore nella redazione dei suoi libri più importanti.

“Eco andava guardato nei suoi momenti si silenzio, quando agitava lentamente un bicchiere di whisky, quando fumava il sigaro, quando camminava silenzioso sotto il cappello. Guardandolo era possibile vedere che in quei silenzi stava consultando la sconfinata biblioteca che aveva dentro di sé. In quei silenzi stava cercando, stava lavorando. Aveva ragione lo scrittore Joseph Conrad, che quando parlava del suo mestiere diceva ‘Come faccio a spiegare a mia moglie che quando guardo fuori dalla finestra sto lavorando?’. Grazie maestro di aver guardato tutta la vita fuori dalla finestra”,

ha detto il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini.

Oltre a Franceschini, erano presenti anche il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, e il Ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini. Poi, al fianco dei familiari, i colleghi di una vita, Roberto Benigni, Inge Feltrinelli e Moni Ovadia.

Elisabetta Sgarbi ha portato una copia del libro che uscirà per La Nave di Teseo venerdì 26 febbraio, Pape Satàn Aleppe, e ha ricordato come Eco desiderasse che la nuova avventura editoriale non venisse intesa come “fondata da lui” e “non su di lui”:

“Della Nave di Teseo voleva essere solo un autore, ma noi sapevamo che era molto più di un autore. Vorrei sentire ancora i suoi feroci rimproveri per i nostri errori. Amava Bompiani alla quale è stato fedele per 50 anni e per continuare a esserlo ha deciso di lasciarla. Lo ha fatto perché sentiva che questo fosse un atto di libertà dovuto ai suoi figli e ai suoi nipoti, lo ha fatto per regalare un futuro. Questo vuol dire fondare una casa editrice: regalare un futuro. A noi lascia il compito di dare continuità al suo catalogo”,

ha detto la direttrice della Nave di Teseo che proprio con il libro di Eco inizierà la sua nuova avventura editoriale.

Il nipote Emanuele Eco, 15 anni, ha preso la parola verso l’epilogo della cerimonia:

“Caro nonno volevo fare una lista delle cose fatte insieme 15 anni. Mi hanno sempre chiesto 'cosa si prova ad avere un nonno così?' e io non ho mai saputo dare una risposta soddisfacente. Da piccolo ricordo il tuo affetto, la tua generosità e la tua saggezza, crescendo la tua intelligenza e la tua ironia che non mancava mai, poi per la musica che mi hai fatto ascoltare, i libri che mi hai regalato e per tutte le cose che mi hai trasmesso”,

ha detto Emanuele concludendo, con commozione: “Averti come nonno mi ha riempito di orgoglio. Grazie nonno”.

L’ultimo a parlare è stato Moni Ovadia che ha voluto ricordare Eco con una barzelletta ebraica.

Il Comune di Milano ha fatto sapere che allo scrittore verrà riservato un posto nel Famedio del Cimitero Monumentale. Per la probabile intitolazione di una via allo scrittore de Il nome della rosa, invece, bisognerà attendere i tempi lunghi della burocrazia.

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