Visioni digitali di Simone Arcagni

Nel saggio edito da Einaudi viene indagato lo sterminato universo dell’audiovisivo che non è cinema e non è televisione. Un libro che disegna una mappa inedita

Leggendo Visioni digitali di Simone Arcagni si ha, sin delle prime pagine, l’impressione di trovarsi di fronte a un saggio per certi versi seminale. È molto probabile che fra alcuni anni se ne parlerà come di un testo basilare per capire questo decennio di grandi trasformazioni in cui, grazie all’evoluzione di software e hardware, al potenziamento della banda, all’esplorazione di nuove tecniche di computer grafica o di ripresa e allo sviluppo di piattaforme come Youtube e Vimeo, gli audiovisivi sono letteralmente esplosi diventando la principale attrazione di chi fruisce di contenuti davanti al “vecchio” Pc o con in mano i device che lo hanno affiancato negli ultimi anni.

“Il libro nasce da più di dieci anni di lavoro, articoli, saggi, convegni, osservazioni. Nel doppio ruolo di ricercatore e di giornalista ho avuto la fortuna di poter affiancare al lavoro di approfondimento quello di dialogo con gli esperti grazie alle mie collaborazioni con testate come Nòva del Sole 24 Ore. Volevo mettere mano a un mondo che mi sembrava sommerso, ma che poi tanto sommerso non è: quello dei video che trovate su Youtube, su Vimeo e di tutto quello che è audiovisivo pur non appartenendo né al cinema, né alla televisione”,

ha spiegato Arcagni al Circolo dei Lettori di Torino introducendo il suo libro Visioni digitali che indaga il mondo proteiforme dell’audiovisivo, un universo estremamente “liquido”, capace di (ri)modellarsi costantemente, adattandosi alle possibilità offerte dalle tecnologie e alla malleabilità dell’utenza.

“Stiamo parlando di qualcosa che non è cinema e non è tv, qualcosa che non ucciderà né il cinema, né la tv, contrariamente a quello che molti pensano” ha spiegato Arcagni sottolineando come, nonostante l’audiovisivo sia ormai il centro della nostra comunicazione, non esistono, almeno nel nostro Paese, studi specifici di settore.

arcagni_simone_visioni_digitali.jpg Secondo il Cisco Visual Networking Index Forecast and Methodology 2014-2019, nel 2019 il video rappresenterà l’80% del traffico sul web. Attualmente il traffico di Netflix costituisce oltre un terzo (35%) di tutto quello che passa sulle reti statunitensi. Secondo le stime più recenti, ogni giorno, nel mondo vengo visualizzati circa 3 miliardi di video. Per comprendere questo contesto bisogna abbandonare le vecchie categorie e soprattutto gli steccati del passato: quelli che separavano l’alto dal basso, il professionale dall’amatoriale, il linguaggio cinematografico da quello televisivo.

Per illustrare l’eterogeneità del suo territorio d’indagine, Arcagni racconta del canale Youtube di Nucleus Medical Media specializzato in medical imaging che con i suoi video in computer grafica su interventi chirurgici o processi come la fertilizzazione ottengono un numero di visualizzazioni superiori ai grandi player dell’intrattenimento. Videogame come L.A. Noir o film fruibili con il casco della realtà virtuale finiscono nel programma di prestigiosi festival cinematografici. Grandi registi come John Woo si dedicano ai videogiochi e le versioni Lego dei grandi film nate come spot per il web marketing evolvono in una web serie e, successivamente, addirittura in un lungometraggio, The Lego Movie.

Tracciare confini, insomma, non è soltanto anacronistico ma controproducente. All’interno di questi confini, però, è necessario tracciare una mappa, darsi delle coordinate e Arcagni lo fa con grande esperienza e una visione d’insieme capace di far ordine in un contesto che spazia dalle esperienze di “post cinema” alle più avanguardistiche sperimentazioni di immersività. L’ultimo capitolo del saggio indaga il rapporto sempre più simbiotico fra i supporti audiovisivi e il corpo umano (di cui i Google Glass non sono che l’esempio più noto) concludendo con Magic Leap, la startup, oggetto di un colossale investimento da parte di Google, che lavora sulla possibilità di visualizzare un oggetto virtuale in 3D in un ambiente reale. Senza schermi, senza video, “immersi” nella realtà proprio come con gli ologrammi di Star Wars e Minority Report. La fantascienza è ormai scienza e il libro di Arcagni è una valida mappa per orientarsi in un contesto in rapida e costante evoluzione.

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