Giuseppe Ungaretti, poesie e vita

Uno dei più importanti poeti del Novecento italiano nasceva ad Alessandria d’Egitto l’8 febbraio 2016

L’8 febbraio 1888 nacque ad Alessandria d’Egitto Giuseppe Ungaretti, uno dei più grandi poeti del Novecento Italiano. La registrazione all’anagrafe del 10 febbraio fu considerata dal poeta come la vera e propria data di nascita e per tutta la vita festeggiò in quel giorno il suo compleanno. Gli anni dell’infanzia e della giovinezza furono caratterizzati da una mescolanza di culture che ne segnò in maniera marcata l’esistenza facendolo sentire uno “sradicato” e un “nomade”. Nato in Egitto da genitori lucchesi, allevato da una balia originaria del Sudan, cresciuto con una badante argentina e una domestica croata, negli anni della gioventù Ungaretti entrò in contatto con le letterature francese e italiana. Nel 1912, a 24 anni, lasciò l’Egitto e si trasferì in Francia dove frequentò la Sorbonne e il Collège de France ed ebbe Henri Bergson fra i suoi maestri.

In quel periodo entrò in contatto con l’effervescente vita culturale parigina conoscendo Apollinaire, Papini, Soffici, Palazzeschi, Picasso, De Chirico, Modigliani e Braque. Il 1914 fu un anno di svolta: scrisse alcune delle sue prime poesie e partecipò alla campagna interventista. Quando il 24 maggio 1915 l’Italia entrò in guerra lui fu arruolato nel 19esimo Reggimento di fanteria della Brigata “Brescia”.

L’esperienza della guerra sulle alture del Carso lo spinse a scrivere alcune poesie che furono raccolte in un volume, Il porto sepolto, stampato in 80 copie presso una tipografia di Udine nel 1916. Nel 1919 queste e altre poesie furono incluse nella raccolta Allegria dei naufragi che resta una delle più importanti opere della letteratura italiana del Novecento. Trasferitosi a Parigi lavorò come corrispondente della Gazzetta del Popolo.

Nel 1933 diede alle stampe Il Sentimento del tempo e nel 1947 la raccolta Il dolore. Nel 1969 tutte le sue poesie furono raccolte in Vita di un uomo. Dal 1942 e fino al 1958 Ungaretti fu professore di letteratura italiana moderna e contemporanea presso l’Università di Roma.

Accanto alla sua attività di poeta, Ungaretti svolse, per circa trent’anni, l’attività di traduttore, con versioni italiane di Shakespeare, Gongora, Mallarmé, Racine e Blake. Nel 1968 raggiunse la notorietà grazie alle letture televisive dei versi dell’Odissea. Morì fra il 1° e il 2 giugno 1970 a causa di una broncopolmonite.

Giuseppe Ungaretti

Giuseppe Ungaretti: la poetica


L’Allegria dei naufragi

(1919) rappresenta un momento di rottura nella poesia italiana. Ungaretti si svincola dalle costrizioni formali del passato e porta nella poesia italiana l’esperienza dei simbolisti francesi come Apollinaire. L’esperienza atroce della guerra lo spinge da una parte a un desiderio di fraternità, dall’altra alla ricerca di un’armonia con il cosmo.

Nel Sentimento del tempo (1933) e nelle opere successive, lontano dalle urgenze dell’esperienza bellica, recupera le radici della tradizione letteraria italiana e indica nei versi poetici l’unica possibilità per salvarsi da un naufragio universale.

Ne Il dolore (1947) sono raccolte le poesie scritte nell’arco di dieci anni, dal 1937 al 1946. La raccolta è segnata dalla morte del figlio Antonietto di nove anni. Nei Taccuini del Vecchio affiorano i ricordi dell’infanzia, come gli sguardi di Dunja, la tata accolta dalla madre nella casa natia di Alessandria d’Egitto.

Con Montale, Saba e Quasimodo è uno dei quattro grandi del Novecento Italiano. Le sue poesie restano uno dei punti fermi con i quali generazioni di studenti si confrontano ciclicamente. E i versi vecchi di cent’anni, scolpiti dal vento e dalla solitudine del Carso continuano a levigare le menti e le sensibilità di chi ha ancora voglia di ascoltare che cosa ha da insegnarci la “vita di un uomo”.

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