Grammatica italiana: il problema del "piuttosto che" con valore disgiuntivo

Nell'uso comune si tende ad utilizzare l'espressione "piuttosto che" al posto di "oppure"

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Iniziamo subito con la risposta. NO. "Piuttosto che” con valore disgiuntivo non funziona. Non va bene. Non esiste. Non è grammaticalmente corretto, sebbene sia ormai d’uso quotidiano.

A rispondere al nostro interrogativo sull'espressione “Piuttosto che" è ancora una volta l’Accademia della Crusca. Che spiega semplicemente come questa espressione, se analizzata correttamente all’interno di una frase, sia sbagliata. L’uso disgiuntivo dell’espressione “piuttosto che”  non è sinonimo del nostro “oppure”, quindi non è corretta nell’uso dell’italiano. Scrive la Crusca che

“Si tratta […]di una voga d'origine settentrionale, sbocciata in un linguaggio certo non popolare e probabilmente venato di snobismo. Era fatale che tra i primi a intercettare golosamente l'infelice novità lessicale fossero i conduttori e i giornalisti televisivi, che insieme ai pubblicitari costituiscono le categorie che da qualche decennio - stante  l'estrema  pervasività e l'infinito potere di suggestione (non solo, si badi, sulle classi culturalmente più deboli) del "medium" per antonomasia - governano l'evolversi dell'italiano di consumo”. Equiparare piuttosto ad un qualsiasi disgiuntivo può creare “ambiguità sostanziali nella comunicazione, può insomma compromettere la funzione fondamentale del linguaggio”.

L’esempio riportato dall’Accademia è lampante: “Andremo a Vienna in treno o in aereo” è una frase semplice e chiara. Se sostituiamo con piuttosto che – “Andremo a Vienna in treno piuttosto che in aereo”-

“risalta abbastanza nettamente - sempre attraverso la comparazione tra due opzioni - una preferenza per la prima rispetto alla seconda. Dall'analisi delle varianti contestualizzate nelle tre frasi, mi sembra si delinei una possibile spiegazione del piuttosto che semanticamente 'deviato' di cui ci stiamo occupando (e preoccupando): in sostanza, può essere il prodotto di una locale, progressiva banalizzazione portata fino alle estreme conseguenze, cioè fino al totale azzeramento della marca di preferenza che storicamente gli compete  (e che nell'italiano corretto continuerà a competergli)”.

Cosa fare? “Basterà avere un po' di pazienza: anche la voga di quest'imbarazzante piuttosto che  finirà prima o poi col tramontare, come accade fatalmente con la suppellettile di riuso”. Dove non arriva la Crusca, ci pensano i social: i grammar nazi stanno condividendo questo brano, del musicista Giacomo Lariccia, intitolata “Piuttosto”, dove spiega canticchiando questo abuso linguistico. "Piuttosto è un avverbio, una parola composta, che vuol dire "preferibilmente".

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