L'ultima famiglia felice, di Simone Giorgi

In questi giorni in cui la famiglia è sulla bocca di tutti, un romanzo che narra la vulnerabilità di una famiglia apparentemente perfetta

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In questi giorni si sente tanto parlare di famiglia, di quale sia la "struttura" più idonea per essere etichettata come tale. Quello che è certo è che una famiglia è una struttura la cui composizione numerica o di genere è ininfluente rispetto alla complessità che occorre per mantenerla salda, solida e felice. E che molte volte, seppure si stia pensando di fare la cosa giusta, di seguire il comportamento corretto, non è sufficiente a garantirne l’armonia.

Ne sa qualcosa Matteo Stella, protagonista de “ L’ultima famiglia felice” di Simone Giorgi. Edito da Einaudi, il romanzo è stato vincitore di una menzione speciale al Premio Calvino 2014 e racconta quello che più o meno tutti conosciamo: una famiglia. La famiglia felice, o apparentemente felice di Matteo Stella, un padre che crede nel dialogo anziché nell'imposizione di regole, un uomo con una moglie, Anna, e due figli, Stefano ed Eleonora. Il nucleo perfetto, eppure.

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Eppure il comportamento di Matteo nei confronti della sua famiglia , i suoi metodi educativi miti e pacati, non funzionano anzi non fanno altro che innescare una serie di reazioni a catena controproducenti. Come un figlio irriverente e irrispettoso, una figlia che non lo considera minimamente e una moglie che si sente oppressa da quell’uomo senza autorità. Finché una sera tutto esplode e si frantuma in mille pezzi, come un vetro colpito da una pallina, e  crollano le illusioni e le apparenze, rivelando la vulnerabilità e le contraddizioni che covano sotto la cenere in ogni famiglia.

Un romanzo che, secondo i giurati del Premio Calvino, merita la lettura perché vi risuona

“il rumore del presente. L’autore sviluppa con perfezione geometrica la drammaturgia di una famiglia italiana middle class che è insieme un caustico e acribico ritratto delle pratiche educative programmaticamente corrette dei nostri tempi, palesando un’immaginazione cinematografica ed esibendo una scrittura in superficie semplice, dietro cui si cela una mano di chirurgica esattezza. Al centro campeggia la figura di un padre mite, inesorabilmente destinato, nella sua illusa visione delle cose, alla disfatta ideale e sentimentale”.
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