When the breath becomes air, il libro postumo di Paul Kalanithi

Il 9 marzo 2015 il dottor Paul Kalanithi è morto all’età di 37 anni lasciando la moglie, Lucy Kalanithi, e una figlia di otto mesi, Cady. Dopo la sua scomparsa, Lucy ha letto un documento Word denominato Kalanithi-Ms-20Feb.docx lasciato da Paul sul suo computer e, poco meno di un anno dopo, il libro che ne è stato tratto, When the breath becomes air (Quando il respiro diventa aria), è diventato uno dei bestseller dell’ultimo mese negli Stati Uniti.

Nel maggio 2013 Kalanithi, neurochirurgo alla Stanford University, mandò un’e-mail a un amico per spiegargli di avere un cancro in fase terminale: “La buona notizia è che sono sopravvissuto alle due Bronte, a Keats e a Stephen Crane, la cattiva notizia e che non ho scritto nulla”. Nei successivi 22 mesi Kalanithi ha lasciato in eredità alla moglie, alla figlia Cady e ai lettori un libro che sembra destinato a incontrare il successo ben oltre i confini statunitensi.

Nell’introduzione al libro, scritta da Abraham Vergese, si parla di un libro capace di far proseguire quella vita che la malattia ha interrotto e di cambiare la vita di chi lo leggerà. Nelle ultime due settimane il New York Times ha dedicato a questo caso letterario ben due articoli firmati da Katie Hafner e da Janet Maslin.

paul-kalanithi.jpg Messo di fronte a un destino segnato, Kalanithi si interroga sul senso dell’esistenza: che cosa rende la vita veramente degna di essere vissuta? Nei suoi ultimi due anni di vita When the breath becomes air è diventato uno dei motivi per spingere la morte più in là, per attaccarsi alla vita e prolungare la propria esistenza grazie all’arte. Kalanithi ce l’ha messa tutta, è andato avanti anche nei momenti più neri: quando la chemioterapia rendeva impossibile ai suoi polpastrelli l’utilizzo del trackpad lui si è infilato un paio di guanti per lavare i piatti ed è andato avanti con caparbietà fino a concludere il suo romanzo.

Il sito Goodreads parla del libro di Kalanithi come del racconto “della trasformazione di uno studente ingenuo e “posseduto” a un uomo che si interroga su “cosa, dato che tutti gli organismi muoiono, renda una vita virtuosa e significativa”:

Che cosa fare quando il futuro, non è più una scala verso i vostri obiettivi nella vita, ma si appiattisce in un presente perpetuo? Che cosa significa avere un figlio, nutrire una nuova vita quando un’altra svanisce?

Sono queste alcune delle domande che Kalanithi si è posto prima di morire: “Ho cominciato a capire che trovarsi faccia a faccia con la mia mortalità, in un certo senso, aveva cambiato tutto e niente”. Sette parole di Samuel Beckett sono risuonate in questo percorso: “I can’t go on. I’ll go on”. Non posso andare avanti. Andrò avanti. Con il suo libro Kalanithi ha cercato di dare un senso all’ultima parte del suo viaggio, lasciando pagine che faranno da orizzonte per chi continuerà a viaggiare e per chi, come la piccola Cady, ha appena cominciato.

Via | New York Times

Foto | Youtube

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