Divi di Jacqueline Reich e Catherine O’Rawe

Portrait taken on May 13, 1975 shows Italian actor Marcello Mastroianni during the Cannes film festival. AFP PHOTO RALPH GATTI        (Photo credit should read RALPH GATTI/AFP/Getty Images)

In copertina, l’uno davanti all’altro, ci sono Marcello Mastroianni e Gian Maria Volontè ovverosia il divo internazionale e glamour e l’attore introverso, meditativo e engagè, uno capace di giocare a carte un momento prima di andare sul set, l’altro ossessivamente calato nel proprio personaggio, fedele ai precetti stanislavskiani.

Donzelli Editore non poteva scegliere due volti più emblematici per Divi, il libro con il quale Jacqueline Reich e Catherine O’Rawe analizzano il rapporto fra la star maschile e la “mascolinità italiana”.

È singolare come il primo studio dedicato interamente al divismo maschile nel cinema italiano provenga da due ricercatrici delle Università di New York e di Bristol. Il fenomeno del divismo viene seguito dagli inizi del Novecento sino ai giorni nostri.

divi.jpg Le autrici tracciano il contesto storico, sociale e industriale e successivamente presentano i principali approcci teorici necessari per interpretarli attraverso la semiotica, lo studio dei generi, dello stile di recitazione e della produzione culturale dei fan.

Si comincia con le star del muto, Bartolomeo Pagano ed Emilio Ghione, per proseguire con i due divi del cinema tra le due guerre, Vittorio De Sica e Amedeo Nazzari. Poi la grande stagione del cinema italiano a cavallo fra gli anni Cinquanta e Settanta: Marcello Mastroianni, capace di alternare ruoli di “inetto” a interpretazioni da icona della “virilità italiana”, Gian Maria Volonté, emblema dell’“attore civile” e engagé, Vittorio Gassman, incarnazione dell’“italiano medio”. Ma fra i meriti del libro c’è quello di analizzare il fenomeno fino ai giorni nostri cercando di capire quale sia il segreto del fascino degli attori contemporanei: Riccardo Scamarcio, “attore per lo spettatore medio”, Carlo Verdone, campione del “regionalismo comico”, e Toni Servillo, ambasciatore nel mondo di un “divismo di qualità”.

Via | Donzelli

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