Ancóra di Hakan Günday, un romanzo sull’odissea dei migranti

agguato all'incrocio

La speranza è in una parola “ancóra”, come il titolo del romanzo di Hakan Günday, edito in Italia da Marcos y Marcos. Ancóra si dice “daha” ed è l’unica parola turca conosciuta dai migranti clandestini che viaggiano nel cassone di un camion, attraverso monti e deserti, per raggiungere la costa turca dell’Egeo.

Günday è nato a Rodi nel 1976, ha sangue turco e sguardo europeo. Figlio di diplomatici, è cresciuto spostandosi da una città all’altra ed è poi approdato a Istanbul, dove vive attualmente.
Con Ancóra (suo secondo romanzo con Marcos y Marcos dopo A con Zeta) racconta le odissee dei migranti, i loschi traffici dei mercanti di uomini in fuga che chiedono “ancóra” acqua, “ancóra” pane, “ancóra” speranza. L’Eldorado è la Grecia, sì proprio la Grecia della crisi economica, trampolino verso l’Europa del Welfare State o di quello che ne è rimasto. Protagonisti di questo libro sono Ahad, trafficante di uomini, e suo figlio Gazâ che sogna di fare l’università, ma è costretto a “studiare” i clandestini in cattività.

ancora_web.jpg Ancóra è “il viaggio di un bambino cresciuto troppo in fretta alla ricerca dell’innocenza perduta. Un romanzo travolgente sulla schiavitù moderna, sulla necessità di sapere, e sperare ancóra, lottare ancóra”.

In Francia è diventato il caso letterario dell’autunno 2015, proprio per la prospettiva anticonvenzionale con cui racconta i viaggi della speranza verso l’Europa.

A 23 anni, invece di studiare all’Università, Hakan Günday trascorreva le sue giornate al caffè di fronte all’ateneo, scrivendo il suo primo romanzo. In tre lustri ne ha scritti otto e questa sua ultima fatica letteraria si appresta a confermarne lo status di autore di punta della nuova generazione di scrittori provenienti dalla Turchia.

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