È tutta vita, l’ultimo romanzo di Fabio Volo

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Troppo facile esaurire le uscite in libreria di Fabio Volo respingendo il personaggio al di fuori del salotto di chi pratica l’esercizio della letteratura. I suoi libri continueranno a essere venduti e letti, anche se è sufficiente la lettura di poche righe a sua firma per ripensare agli affronti che hanno subito in vita scrittori che non si sono adeguati al “sistema” in vigore alla loro epoca, penso soprattutto a Guido Morselli, pubblicato postumo dopo il suicidio avvenuto il 31 luglio 1973, uno dei più straordinari e misconosciuti autori del Novecento italiano.

In realtà i libri di Fabio Volo hanno una funzione ben precisa, quella di far comprendere l’abisso che separa ormai il mercato dall’arte, il marketing dalla letteratura. Se i libri di Fabio Volo vendono centinaia di migliaia di copie è perché il contesto socio-culturale creato da un trentennio abbondante di cattiva televisione ha infoltito la schiera di chi vede nei libri di Volo la risposta a una “fame” di storie che ha abbassato l’asticella dell’appagamento fino alla semplice immedesimazione.

Se in passato il mercato editoriale voleva educare e talvolta persino “elevare”, oggi la sua ambizione è quella di “rispecchiare”. Nel suo ultimo libro È tutta vita, Fabio Volo racconta le difficoltà di una coppia dopo la nascita di un figlio, perché

Per una coppia felice nulla è più pericoloso di un figlio.
Un figlio non è un collante, ma un detonatore che può scaraventare lontani, ai lati opposti di una stanza. Bisogna voler stare insieme con tutte le proprie forze, essere disposti a lottare per ritrovare una vicinanza, per poter allungare una mano e trovare ancora l’altro. Senza volontà, senza desiderio di stare insieme, i figli possono essere un’ottima scusa per andarsene.

Sin dall’incipit è facile capire la scelta di campo fatta da Fabio Volo: arrivare a una folta platea, parlare semplice, far(ci) immedesimare nel suo vissuto, far(ci) credere che sia “uno di noi”, offrire evasione, disimpegno, scorrevolezza. Lo si può biasimare? Il conduttore televisivo non è certo solo in questo esercizio e la sua parabola è perfettamente in linea con quella che Guy Debord aveva previsto nei suoi Commentari sulla società dello spettacolo del 1988:

Ciascuno può spuntare all’improvviso nello spettacolo per dedicarsi pubblicamente a un’attività, talora coltivata segretamente, del tutto diversa da quella per la quale era prima noto. Quando il possesso di uno “statuto mediatico” ha assunto un’importanza infinitamente superiore a ciò che si è capaci di fare realmente è normale che tale statuto sia facilmente trasferibile, conferendo il diritto di brillare con la stessa intensità in qualunque altro contesto.

Una volta entrato nella società dello spettacolo, il conduttore radiofonico, può recitare al cinema, condurre programmi televisivi e persino pubblicare libri. La sua scrittura non dovrà superare alcun tipo di selezione perché sarà il suo “statuto mediatico” a permettergli di bypassarla. Un po’ come accade per gli “influencer” che portano in dote il loro seguito sui social media, Volo porta nel mondo dell’editoria il proprio seguito “crossmediale”. Non è un caso che il suo nome e il suo cognome sovrastino i titoli dei suoi libri: quello che si sta vendendo è un brand, non un contenuto. Nei manifesti della Hollywood classica non giganteggiavano forse i nomi dei divi, importanti quanto il titolo della pellicola e, in ogni caso, più di quello del regista?

Decine di migliaia di copie egemonizzeranno per alcune settimane le vetrine e i banconi delle librerie di catena, il conduttore televisivo diventerà ospite televisivo e nella migliore delle ipotesi (per Volo) qualcuno deciderà di trarre un film o una fiction da È tutta vita.

Non succede la stessa cosa con la distribuzione cinematografica e con quella musicale dove a un’offerta potenzialmente sempre più vasta si contrappone una distribuzione sempre più concentrazionaria?

Sappiamo già ora come andrà a finire.

La maggior parte dei consumatori di contenuti culturali, alti o bassi che siano, non vuole più essere stupita, sorpresa e spiazzata, ma rassicurata e avvolta nelle proprie certezze. A cadenza biennale, Volo dà al suo pubblico tutto questo. Le occasioni per essere stupiti, sorpresi e spiazzati, per conoscere scrittori che preferiscono parlare a un pubblico più ristretto per toccarlo più in profondità non mancano, così come gli strumenti per ridurre a rumore di fondo i contenuti proposti urbi et orbi dal marketing editoriale di cui Volo è un interprete di indubbio successo.

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