Perché ci piace l’odore dei libri?

Un chimico inglese ha cercato di capire che cosa ci spinge ad annusare i libri vecchi e nuovi

Scaffale con i libri

Se siete su questa pagina inodore di Booksblog è probabile che di pagine fragranti di libri vecchi e nuovi ne abbiate annusate parecchie. Perché diciamolo: il libro non è un piacere soltanto per la vista (quando è bello, ça va sans dire) o per il tatto. In molti fra le pagine di un libro preso dallo scaffale dei volumi ingialliti dal tempo o dal bancone delle novità ci mettono il naso.

L’olfatto viene assolutamente sottovalutato quando si pensa ai libri, ma si porta dietro tante reminiscenze quante ne potrebbe evocare un piattino di madeleine.

La memoria olfattiva è molto più potente di quanto si possa pensare. Il sottoscritto si ricorda perfettamente, a quasi trent’anni dall’acquisto, la scoperta di un albo dimenticato dell’Odissea di Asterix in una cartolibreria delle Langhe. Quell’odore intenso, così diverso da quello dei volumi freschi di stampa, un odore immediatamente associabile al concetto di antico, perfettamente in sincronia con la storia di due galli che, all’epoca di Giulio Cesare, devono percorrere il Medio Oriente alla ricerca della petra oleum necessaria per la preparazione della pozione magica dell’irriducibile villaggio.

Quando l’odore si mescola a un’emozione il risultato è potentissimo, duraturo, pressoché indelebile. Che si tratti di un libro, del profumo dei capelli del nostro primo amore o dell’aroma proveniente da una delle cucine che hanno sfamato la nostra infanzia, l’olfatto è sempre un ponte fra il presente e un tempo passato o futuro.

Questo, almeno, a voler essere romantici, a volersi rifare a uno scrittore che a suon di madeleine ha indagato la memoria che nasce dal gusto, senso “gemello” dell’olfatto, anch’esso sottovalutato nell’età dell’overload di immagini e dell’inquinamento acustico.

Ma c’è anche chi, molto più pragmaticamente, ha voluto analizzare la questione dal punto di vista chimico. Andy Brunning, chimico e insegnante inglese, ha tentato di scoprire quali siano le peculiarità “aromatiche” dei libri nuovi e dei libri vecchi.

Sul suo blog Compound Interest, Brunning ha spiegato che l’elevato numero di composti coinvolti nella stampa e nella rilegatura dei libri nuovi rende molto difficile comprendere quali siano gli agenti che caratterizzano la fragranza di un determinato volume.

aroma-chemistry-the-smell-of-new-old-books-v2-724x1024.png

Per quanto riguarda i libri vecchi, invece, la chimica è rivelatrice: nella loro carta, infatti, ci sono maggiori quantità di cellulosa e lignina rispetto a quella dei nuovi libri. L’idrolisi chimica fa sì che il suo odore evochi quello di erba e di vaniglia. Con il passare degli anni le due sostanze principali degradano rilasciando composti organici: gli agenti rilasciati dalla carta e dalla colla col passare del tempo sono responsabili del caratteristico odore dei libri.

Insomma, al di là di qualsiasi autogiustificazione, nell’annusare i libri non c’è nulla di strano o di patologico. Non siete, anzi, non siamo soli.

Anzi, siamo in tanti visto che c’è anche chi ha pensato di farci un business rivolto a chi è passato agli ebook. Un’azienda ha inventato Smell of Books, uno spray che permette di sentire l’odore di un libro cartaceo mentre si sta leggendo sul proprio e-reader. Ma è solo un paradiso artificiale. Volete mettere con un bel romanzo d’appendice della prima metà dell’Ottocento?

Via | Compound Interest

Infografica | CC da Compound Interest

Vota l'articolo:
4.00 su 5.00 basato su 339 voti.  
  • shares
  • +1
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE DONNA DI BLOGO