Luciano Gallino è morto

Era uno dei più importanti sociologi italiani. Nel corso della sua lunga carriera ha pubblicato 45 saggi

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È morto all’età di 88 anni il sociologo torinese Luciano Gallino, una delle voci più autorevoli del nostro Paese sia per quanto riguarda le trasformazioni del mercato del lavoro che per il rapporto tra le nuove tecnologie e la formazione.

Nato il 15 maggio 1927, nel dopoguerra ha contribuito all’istituzionalizzazione della disciplina lavorando sin dagli anni Cinquanta sui temi della sociologia dei processi economici e del lavoro, sulla tecnologia, ma anche su formazione e teoria sociale. I suoi principali campi d’azione sono stati la terìoria dell’azione e la teoria dell’attore sociale e gli aspetti socio-culturali delle nuove tecnologie delle telecomunicazioni.

La sua formazione inizia in quello straordinaria fucina che fu la Olivetti di Ivrea negli anni Cinquanta e Sessanta. Non ancora trentenne viene chiamato a collaborare all’Ufficio Studi Relazioni Sociali costituito presso la Olivetti, una struttura di ricerca inedita nel nostro Paese. Dal 1960 al 1971 è direttore del Servizio di Ricerche Sociologiche e di Studi sull’organizzazione (SRSSO), successivamente lascia l’SRSSO, pur continuando a collaborare con l’azienda eporediese per altri otto anni.

Dal 1965 al 2002 è stato docente di Sociologia all’Università di Torino (fra il 1965 e il 1971 alla Facoltà di Lettere e Filosofia, fra il 1971 e il 2002 alla Facoltà di Scienze della Formazione). Già negli anni Sessanta è diventato Fellow Research Scientist del Center for Advanced Study in the Behavioral Sciences di Stanford in California.

Per dieci anni, fra il 1968 e il 1978 è stato direttore dell'Istituto di Sociologia di Torino, dal 1987 al 1992 è stato presidente dell’Associazione Italiana di Sociologia. Dopo aver scritto su Il Giorno tra il 1970 e il 1975, dal 1983 al 2001 ha collaborato con La Stampa, per poi passare a Repubblica a partire dal 2001.

Fra i 45 saggi pubblicati nella sua lunga carriera ricordiamo Dizionario di sociologia (1983), Sociologia dell'economia e del lavoro (1989), Globalizzazione e disuguaglianze (2000), La scomparsa dell'Italia industriale (2003), Il lavoro non è una merce. Contro la flessibilità (2007), per concludere con le due opere più recenti Il colpo di Stato di banche e governi (2013) e Il denaro, il debito e la doppia crisi spiegati ai nostri nipoti (2015).

Foto | Youtube

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