Pier Paolo Pasolini, le sue poesie

La produzione dello scrittore, da "Poesie a Casarsa" (1942) a "Trasumanar e organizzar" (1971)

Nel corso della sua vita Pier Paolo Pasolini ha pubblicato diversi volumi di poesie a partire da "Poesie a Casarsa" del 1942, che raccoglie insieme a "La meglio gioventù" le sue poesie in friulano.

La sua produzione in lingua italiana a differenza di quella in friulano racchiude intenti ideologici, e talvolta anche polemici.

Le raccolte più famose sono però "La religione del mio tempo" del 1961 e "Poesia in forma di rosa" del 1964: nella prima, il tema centrale è il rapporto tra ideologia e poesia, mentre nel secondo libro citato Pasolini manifesta la sua delusione per la politica e il mondo intellettuale.

"Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico
ma nazione vivente, ma nazione europea:
e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,
governanti impiegati di agrari, prefetti codini,
avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,
funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,
una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino!
Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci
pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,
tra case coloniali scrostate ormai come chiese.
Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti,
proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.
E solo perché sei cattolica, non puoi pensare
che il tuo male è tutto male: colpa di ogni male.
Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo"

"Alla mia nazione", da "La religione del mio tempo"


"L'intelligenza non avrà mai peso, mai
nel giudizio di questa pubblica opinione.
Neppure sul sangue dei lager, tu otterrai
da uno dei milioni d'anime della nostra nazione,
un giudizio netto, interamente indignato:
irreale è ogni idea, irreale ogni passione,
di questo popolo ormai dissociato
da secoli, la cui soave saggezza
gli serve a vivere, non l'ha mai liberato.
Mostrare la mia faccia, la mia magrezza -
alzare la mia sola puerile voce -
non ha più senso: la viltà avvezza
a vedere morire nel modo più atroce
gli altri, nella più strana indifferenza.
Io muoio, ed anche questo mi nuoce"

"Gli italiani", da "Poesia in forma di rosa"

Anche alcuni periodici hanno dato spazio al poeta. Una sua poesia, "II PCI ai giovani!!", scritta in seguito ai disordini di Valle Giulia nel 1968, è stata infatti pubblicata su L'Espresso:

"Avete facce di figli di papà.
Buona razza non mente.
Avete lo stesso occhio cattivo.
Siete paurosi, incerti, disperati
(benissimo) ma sapete anche come essere
prepotenti, ricattatori e sicuri:
prerogative piccoloborghesi, amici.
Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte
coi poliziotti,
io simpatizzavo coi poliziotti!
Perché i poliziotti sono figli di poveri"

Il critico statunitense Harold Bloom ha inserito Pasolini nel suo 'Canone', insieme ad altri illustri scrittori italiani del Novecento come Salvatore Quasimodo, Gabriele D'Annunzio, Natalia Ginzburg, Primo Levi e Umberto Saba.

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