L’eredità di Pier Paolo Pasolini a 40 anni dalla morte

Nella notte fra il 1° e il 2 novembre 1975, Pier Paolo Pasolini fu assassinato sulla spiaggia del litorale di Ostia

Poeta, scrittore, regista, sceneggiatore, drammaturgo, giornalista ed editorialista, Pier Paolo Pasolini è una delle figure più indefinibili e inclassificabili della cultura italiana del secolo scorso. A quarant’anni dalla morte avvenuta sul litorale ostiense nella notte fra il 1° e il 2 novembre 1975, la sua figura carismatica non è sbiadita con il trascorrere del tempo, anzi, in una prospettiva diacronica le sue intuizioni di intellettuale totale e testimone del proprio tempo si sono rivelate profetiche.

La sua critica della società dei consumi rimane attualissima, così come le sue provocazioni nei confronti del “popolo più analfabeta” e della “borghesia più ignorante d’Europa”. Provocatore sempre, contrario al politicamente corretto in un’epoca in cui esserlo era un esercizio scomodissimo, PPP è stato un corsaro del mondo intellettuale del quale è difficile trovare un erede nel mondo attuale.

La provocazione di PPP oltre a essere profetica, poggiava su di un retroterra culturale articolato e su argomentazioni tanto solide, quanto originali.

Fra le varie ipotesi sulla sua morte, c’è anche quella di un omicidio collegato a Petrolio, l’opera che Pasolini stava scrivendo prima di morire e che scavava nelle lotte di potere del settore petrolchimico, fra Eni e Montedison. L’altra pista è quella dell’estremismo fascista. Sul suo assassinio non esiste a tutt’oggi una versione definitiva.

Negli anni a cavallo fra i Sessanta e i Settanta, nell’irresistibile boom economico del nostro Paese dopo le miserie del Dopoguerra, Pasolini vedeva una continuazione del fascismo con altri mezzi, per la precisione i mezzi di comunicazione. Secondo PPP i media – la televisione soprattutto – erano più fascisti del fascismo, così come la società dei consumi, fatta per i piccolo-borghesi, era un sistema costruito per non intaccare mai il primato del Capitale e, nello specifico nazionale, per distruggere le particolarità locali.

L’omologazione della lingua, la progressiva scomparsa dei dialetti a favore di un italiano standard, era per Pasolini la cartina al tornasole della standardizzazione tout court.

Viene da chiedersi che cosa avrebbe detto PPP della società contemporanea: degli ipermercati 24/7, dell’indistinguibilità del privato e del pubblico sui social network, della logica monopolistica del mainstream culturale. Ci si domanda quanti dei provocatori di cartapesta di oggi avrebbero potuto tenere testa a un intellettuale con la sua lucidità e il suo ecclettismo. O, forse, è soltanto ottimismo e il Leviatano dell’informazione accessibile sempre, ovunque e gratuitamente avrebbe finito per ridurre anche le sue acute osservazioni a rumore di fondo al cospetto del fragore della società dello spettacolo di cui lui – attraverso letteratura, cinema, teatro e giornalismo – aveva cercato di riscrivere le regole.

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