Ezio Guaitamacchi a Blogo: "Seattle ricorda più Jimi Hendrix che il grunge"

L'intervista di Booksblog all'autore di "Jimi Hendrix - Il più grande genio del rock" (Hoepli)

Abbiamo intervistato per voi Ezio Guaitamacchi, autore del volume "Jimi Hendrix - Il più grande genio del rock" (Hoepli) su uno dei più grandi chitarristi di tutti i tempi.

Perchè un libro su Jimi Hendrix?

Jimi Hendrix è stato il mio idolo di gioventù: ho iniziato a suonare la chitarra nel 1970 dopo averlo ammirato nel film/documentario "Woodstock": mi mettevo la bandana e le giacche con le frange sperando di imitarlo… Non ci sono mai riuscito. Ma non è questa la ragione per cui ho deciso di curare questa nuova pubblicazione che inaugura una collana ('La storia del rock – I protagonisti') che la Hoepli mi ha affidato dopo il successo del mio ultimo libro "La storia del rock". Bono l'ha definito 'il più grande genio del rock'; perché Jimi Hendrix non è stato soltanto il più importante, influente e fantasioso 'guitar hero' della storia. Hendrix è stato un artista sensazionale, un talento creativo sublime, un performer inimitabile. Ma pur essendo un'autentica icona del suo tempo, sorta di quintessenza della controcultura hippie, di lui rimane e rimarrà per sempre la sua musica fantastica, imprevedibile e sperimentale. Superbamente cosmica, probabilmente aliena e ancora oggi fresca, moderna, innovativa.

Come hai lavorato?

Ho riveduto, adattato, corretto, aggiornato e implementato un lavoro fatto una decina di anni fa per la mia rivista JAM. Allora, avevamo ideato dei numeri monografici (JAM/RockFiles) con allegato un dvd. Quel lavoro si è trasformato oggi in una biografia 'anomala' fatta per 'momenti essenziali' che ha mantenuto il taglio originale del magazine impreziosito da immagini storiche, cronologie, citazioni, testimonianze curiosità e interviste. Come i prossimi volumi di questa stessa collana (è appena uscito anche "john Lennon" e per il 2016 sono già stati programmati "Bob Dylan" e "Jim Morrison") il libro analizza i dieci momenti essenziali della carriera di Jimi Hendrix: dalla complicata fanciullezza alla dura gavetta, dalle prime soddisfazioni newyorkesi ai successi londinesi, dalla performance 'infuocata' al Festival di Monterey ai fasti di Woodstock, dalle 'esperienze' soniche con la sua Experience alle esplorazioni artistiche con la Band Of Gypsys sino agli ultimi concerti prima della prematura morte nel settembre del 1970. Infine, prende in esame la cospicua produzione postuma, dai live restaurati agli inediti emersi dagli archivi di famiglia. E svela un inquietante segreto…

Cosa ti ha colpito di più durante il tuo lavoro di ricerca?

Occupandomi ormai da tanti anni di storia del rock trovo sempre sorprendente scoprire che il rock e i suoi protagonisti hanno segnato un'epoca irripetibile nella storia dell'uomo contemporaneo: una sorta di rinascimento artistico e culturale che non ha avuto uguali negli ultimi secoli e che verrà ricordato (tra mille anni) come un periodo davvero aureo. Jimi Hendrix è stato uno dei grandi protagonisti di questa fenomenale parabola creativa: la sua vita e la sua carriera (bruciate rapidamente, in quattro anni) sono emblematiche. E la sua musica, è ancora oggi più viva e più attuale che mai. Nella mia ultima visita alla sua città natale, Seattle (la stessa che ne ha poi accolto i resti) sono rimasto colpito da quanto la principale metropoli del Nord Ovest americano con cui Jimi ha sempre avuto un rapporto complicato (come testimoniato da uno dei 10 capitoli del libro) oggi lo ricordi assai più e assai meglio di come faccia con quella corrente musicale (il grunge) che 20 anni dopo la morte di Hendrix aveva portato quella che fino ad allora era la sede della Boeing, 'la capitale del cappuccino' o il luogo in cui Bill Gates aveva fatto nascere il suo impero a diventare la nuova capitale rock del mondo, un luogo ambito, ammirato e imitato in tutti gli angoli del pianeta. Il mausoleo che accoglie i visitatori al cimitero di Renton (voluto da Janie Hendrix, sorellastra di Jimi), lo EMP (Experience Music Project), il museo creato da Paul Allen (ex-socio di Bill Gates) in cui c'è una mostra permanente dedicata a Hendrix o le statue di Jimi sparse per la città offuscano la memoria di Kurt Cobain e soci.

Chi è l'erede e quale è l'eredità di Jimi oggi secondo te?

Oggi è facile riprodurre suoni e tecnica di Hendrix. Ma non è questo il punto: il suo stile è talmente unico e inconfondibile che un'operazione del genere non avrebbe il minimo senso. Si tratterebbe di banale imitazione. La lezione hendrixiana è un'altra: far capire a musicisti e appassionati che la musica, e la chitarra, non hanno limiti se non quelli rappresentati dalla nostra fantasia, dal nostro coraggio e dalle nostre capacità di sperimentazione. Tra le sperimentazioni possibili, piace immaginare che Hendrix avrebbe volentieri investito tempo ed energie per dar vita a duetti memorabili (come quello, vero o presunto, con Frank Zappa) o a tournée sensazionali. Certamente, avrebbe fatto carte false pur di suonare in concerto con uno dei suoi più grandi idoli: Bob Dylan. Così come non avrebbe rifiutato l'idea di tuffarsi nelle acque purificatrici del Mississippi insieme a John Lee Hooker o, sempre per restare in zona, salire sul palco del New Orleans Jazz Fest con i Neville Brothers. Forse, prima di Robbie Robertson, avrebbe riscoperto le proprie radici cherokee o, prima di Peter Gabriel, la purezza del ritmo africano. Ma soprattutto avrebbe ulteriormente perfezionato ed evoluto il suo chitarrismo. Chi non lo vorrebbe vedere oggi suonare dal vivo con Steve Vai e Joe Satriani? Oppure, duettare con passione e sacralità insieme al suo amico Carlos Santana? Certo, l'accoppiata più intrigante sarebbe potuta essere quella con il suo 'rivale' dell'epoca: quanto saremmo stati disposti a spendere per un disco di Hendrix & Clapton? O per tante altre cose che non abbiamo avuto il piacere di sentire ma solo il gusto di immaginare. Come una registrazione ad Austin, Texas, insieme al suo più credibile erede, Stevie Ray Vaughan. O una session a Mendocino con il suo equivalente sull'acustica, Michael Hedges. Così come sperimentazioni in Marocco con Brian Jones e Jajuka o fantastiche serate a Montego Bay insieme a Bob Marley.

Come ogni star morta giovane anche su Jimi si sono sprecate le teorie complottiste. Che hanno un loro fascino però (ti sei occupato di molte storie nel libro - e poi nel programma tv - "Delitti Rock")...cosa ne pensi?

Infatti ho inserito in questo libro un capitolo ad hoc proprio sui misteri della morte di Hendrix. Per la puntata del programma tv ho raccolto moltissimo materiale e intervistato vari soggetti che sostengono che la morte di Jimi non sia stata una tragica sventura ma un vero e proprio omicidio. Cosa ne penso? Penso che non sapremo mai la verità. L'unica che poteva dire qualcosa, Monika Dannemann (la ex-campionessa tedesca di pattinaggio che in quei giorni flirtava con Jimi e che lo aveva ospitato nel suo appartamento l'ultima notte), è morta suicida nel 1996. Nella sua tomba sono finiti anche i misteri che circondano ancora oggi la morte di Hendrix, sulla quale la polizia ha condotto (come spesso in casi analoghi) indagini poco accurate lasciando così spazio a teorie, soggetti e ipotesi fantasiose. Ma che sono difficili da smentire anche perché la maggior parte dei protagonisti di quei fatti non può più testimoniare.

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