Javier Marías: “Scrivo con la bussola, non con la mappa”

Lo scrittore spagnolo, vincitore del Premio Bottari Lattes Grinzane, ha tenuto una lectio magistralis al Teatro Gobetti di Torino

SALZBURG, AUSTRIA - JULY 30:  Spanish author Javier Marias is honoured with the Austrian state award for European literature during the Salzburg Festival at Edmundsburg on July 30, 2011 in Salzburg, Austria. (Photo by Martin Schalk/Getty Images)

Javier Marías, vincitore della sezione La Quercia del V Premio Bottari Lattes Grinzane, ha tenuto al Teatro Gobetti di Torino una lectio magistralis di quelle che non si dimenticano. Chi ha letto i suoi libri, in particolar modo Domani nella battaglia pensa a me, sa quanto profonda sia la consapevolezza che questo scrittore ha della potenza e dei confini della letteratura.

Nella lezione tenuta quest’oggi, l’autore spagnolo ha giocato a mettere a nudo le contraddizioni della dialettica fra realtà e finzione, fra fatti e immaginazione. Marías ha preso le distanze dai colleghi che “si servono dei più svariati espedienti per convincere i lettori che le vicende da loro immaginate non sono tali, ma corrispondenti a fatti realmente accaduti”, ha spiegato di provare “una sensazione di pigrizia e di noia anticipata, di diffidenza e di rifiuto” verso tutto ciò che porta l’etichetta di “basato su fatti reali”.

Lo scrittore si domanda retoricamente:

“Che cosa ci sarà mai di insensato e inverosimile, di eccessivamente casuale, arbitrario e dozzinale in questa storia accaduta nella realtà perché qualcuno debba volermela raccontare come tale, avvertendomi persino che sono tenuto a crederci perché è successa veramente e come si è svolta, che a me piaccia oppure no?”

Secondo lo scrittore spagnolo “la realtà è una pessima romanziera” e la letteratura, almeno per quanto lo riguarda, deve nutrirsi di un’osmosi a due sensi fra realtà e immaginazione.

La realtà senza la mediazione dell’immaginazione “è perfettamente capace di guastare un mistero o un’incertezza, di mandare in pezzi un’inquietudine”. Insomma non è quell’elemento di “garanzia” qualitativa che molti suoi colleghi inseguono esasperatamente.

L’autore di Un cuore così bianco è convinto, come sosteneva William Faulkner, che il romanziere sia “un essere assolutamente amorale che sarebbe disposto a gettare a mare l’onore, l’orgoglio, la decenza, la sicurezza, la felicità, tutto, pur di scrivere il suo libro”.

Per prendere le cose dal principio (questo il titolo della sua lectio magistralis), Marías parte dal bisnonno Enrique Manera y Cao e dal giorno del 1873 in cui, in sella al suo cavallo, si imbatté in un mendicante mulatto che afferrò le briglie dell’animale fino a provocare la reazione piccata del suo avo. Rifiutata l’elemosina, il bisnonno dello scrittore ricevette una maledizione: lui e il suo primogenito sarebbero morti prima dei 50 anni, lontani dalla patria e senza sepoltura. Questa storia (sul cui epilogo non facciamo alcuno spoiler) prima di diventare letteratura, è diventata il patrimonio dell’oralità familiare, una sorta di favola reale o di realtà favoleggiata, raccontata allo scrittore e ai suoi parenti.

Javier Marías: la sua idea di letteratura


Ciò che preme a Marías è far capire che

“in letteratura come nella vita, non si sa che cosa faccia parte di una storia finché la storia non prende forma da sé ed è completa e conclusa”.

Lo scrittore non ha, come molti credono, il controllo totale della sua opera:

“Come ho già detto in numerose occasioni, io di solito scrivo con la bussola, non con la mappa: ovvero, se conoscessi già da prima tutta la storia che mi accingo a raccontare, se l’avessi già in testa tutta intera prima ancora di mettermi a scrivere, è assai probabile che non mi prenderei il disturbo di scriverla. Vedrei il compito come un semplice esercizio di redazione, mi annoierei e penserei: ‘Se so già tutto fin dall’inizio, che gusto c’è a metterlo sulla carta, dal momento che nel farlo non scoprirei nulla di nuovo?’”.

Per lo scrittore madrileno i principi che reggono l’arte dello scrivere non sono dissimili a quelli su cui si fonda la vita stessa:

“Così come a vent’anni facciamo quello che facciamo senza sapere che cosa potrà tornarci utile quando ne avremo quaranta, e così come a quaranta non possiamo far altro che attenerci a ciò che abbiamo fatto a venti, e che non possiamo ne cancellare né correggere, io scrivo quello che scrivo a pagina 5 di un romanzo senza avere la minima idea di come potrò servirmene quando sarò a pagina 200, e invece di riscrivere una seconda e una terza versione adeguando quella pagina 5 a ciò che poi scopro conterrà la pagina 200, io non cambio nulla e mi attengo a quanto ho scritto al principio in via sperimentale o intuitiva, per caso o per capriccio. Solo che, a differenza della vita – che perciò è quasi sempre una pessima romanziera -, cerco di fare in modo che quanto inizialmente non aveva significati finisca per averlo”.

Per Marías il filtro è sempre l’immaginazione, perché, come sosteneva Karen Blixen,

“solo se sei capace di immaginare quello che è successo, di ripeterlo nell’immaginazione, vedrai le storie, e solo se hai la pazienza di portarle per molto tempo dentro di te, e di raccontarle e riraccontarle, sarai capace di raccontarle bene”.



Qual è quindi il territorio della letteratura? Quando si racconta un fatto vero in un opera d’invenzione occorre “farlo passare attraverso l’immaginazione”, mentre ciò che è nato dall’immaginazione lo si deve pensare come se fosse accaduto davvero. La creazione letteraria si situa in questo crocevia nel quale le diverse provenienze risultano indistinguibili perché pareggiate dal filtro dell’immaginazione. In questo “territorio sfumato, di nebbia, penombra e incertezza”, noi “vediamo con maggior nitidezza che nella vita, tutto ciò che decidiamo debba appartenervi”.

Javier Marías vince il Premio Bottari Lattes Grinzane - sezione La Quercia


Domani, sabato 24 ottobre, Marías riceverà il Premio Bottari Lattes Grinzane per la sezione La Quercia contestualmente all’assegnazione del premio Il Germoglio che vede sfidarsi Novita Amadei, con Dentro c'è una strada per Parigi (Neri Pozza), Marco Balzano, con L'ultimo arrivato, (Sellerio), Morten Brask, con La vita perfetta di William Sidis, (Iperborea), Charles Lewinsky, con Un regalo del Fuhrer (Einaudi), Elisa Ruotolo, con Ovunque, proteggici (Nottetempo).

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