L'equilibrio della farfalla, di Simone Perotti

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L'equilibrio della farfalla, di Simone PerottiCi sono dei dettagli che ti fanno innamorare di un libro, di una storia: piccole sfumature dello stile, modi particolari di costruire la vicenda, periodo “particolare” in cui si legge il testo. Ne L’equilibro della farfalla, nuovo romanzo di Simone Perotti, pubblicato da Garzanti, ci sono diversi elementi che rendono piacevole la lettura.

L’autore, dopo il romanzo Uomini senza vento, ne L’equilibrio della farfalla ci propone una nuova avventura di Renato Reis, ambientata nel golfo di La Spezia, con tanto di cadavere e furti misteriosi. La narrazione cattura subito l’attenzione del lettore, con quell’incipit che è già tutto un romanzo in nuce (“Ma io stavo bene, porco mondo…”) che ci mette dinanzi a uno ieri, che non c’è più, in cui qualcuno stava bene, ci fa soffermare sul presente in cui non si sta bene e ci apre, forse, uno spiraglio sul domani, nella speranza che la sensazione di ben-essere, torni.

Ma prima dell’incpit, prima della bella epigrafe che tesse gli elogi del mare (tratta da Attesa sul mare, di Francesco Biamonti), è una delle due dediche che ha catturato la mia attenzione. La prima dedica del libro va ai migranti, a quelli che vanno via “nella speranza che arrivino in qualche luogo prima o poi”. La seconda mi è particolarmente cara:

Dedicato a chi si sente diverso
ma non si nasconde e ha il coraggio di andare
in direzione ostinata e contraria.

Con una dedica così la lettura procede a gonfie vele. Anche perché più avanti nel libro, al capitolo quattro, c’è un flashback sapienziale che è quasi un corollario a questa dedica. Scrive Simone Perotti:

Il canarino è dietro le sbarre, imprigionato nella sua gabbietta, ma non per caso, non solo per la crudeltà di qualcuno. È un bene che sia in gabbia. Non deve uscire, perché fuori se la dovrebbe vedere col bosco. Meglio la gabbia o il bosco? Dipende da che uccello sei. Ci sono i falchi: se li catturi e li metti in gabbia muoiono, però se nascono in cattività e li liberi sanno cosa fare. Io sono un canarino, appunto, uno che le ali non le ha usate mai, le ha solo per bellezza, o per ricordargli ogni giorno quello che non è. È terribile avere le ali e non volare, molto meglio essere mutilati. Ma è ancora peggio non saperle usare e tentare ti farlo. Nel bosco il più scemo ha un metro di pelo sullo stomaco, è abituato allo scontro, alla sconfitta, a cadere sempre, rialzarsi sempre. Io non sapevo neanche cosa volesse dire cadere. C’era modo di riprenderti, se perdevi l’equilibrio. A Milano, se il canarino viene giù dall’assicella mica finisce a terra. Qui invece ti rompi le ossa.

Le ali di un canarino. L’equilibro della farfalla. Un romanzo veramente bello.

Simone Perotti
L’equilibrio della farfalla
Garzanti, 2012
ISBN 978-88-11-67060-5
pp. 360, euro 16,60
disponibile anche in eBook (ePub con DRM): euro 11,99

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