I grandi filosofi sono bugiardi?

Il saggio Le Génie du mensonge di François Noudelmann è destinato a far discutere

I grandi filosofi sono dei bugiardi? La loro visione del mondo è una menzogna, un’abile costruzione? Il saggio Le Génie du mensonge del filosofo François Noudelmann è destinato a far discutere per la prospettiva inedita che propone ai lettori.

Noudelmann parte dallo scarto fra il discorso filosofico di molti autori e la loro vita e sottolinea la menzogna che ognuno esercita nello sguardo verso se stesso per parlare di “inventività menzognera”.

Escludendo dal suo discorso ogni giudizio morale, Noudelmann si propone di prendere in esame “le logiche inventive di un soggetto che costruisce un mondo coerente e potente, destinato a prendere gli altri nelle sue esche”.

Al filosofo interessano le distorsioni fra le idee che si proclamano e la vita condotta. Rousseau, Sartre, Deleuze, Kierkegaard, Foucault, Beauvoir, Lévinas hanno elaborato teorie opposte alle vite che hanno vissuto. Un paradosso, quello dei suoi “colleghi” (e punti di riferimento dichiarati) che Noudelmann non vuole condannare, ma comprendere nei suoi aspetti più paradossali e creativi.

Jean Jacques Rousseau scrisse un trattato sull’educazione, ma abbandonò i suoi cinque figli, Gilles Deleuze che detestava viaggiare è diventato il cantore del nomadismo, Simone de Beauvoir è divenuta un simbolo del femminismo pur instaurando una relazione di sottomissione nei confronti del suo amante americano.

Noudelmann non vuole assolutamente denunciare una “menzogna morale”, ma evidenziare una “menzogna speculativa”. Secondo lui la creazione intellettuale emerge sempre da un rifiuto e da un gesto d’invenzione: non può esistere il genio senza un rifiuto (delle convenzioni? di se stessi? delle regole?).

L’opera filosofica, dunque, diventa invenzione di sé. La vita come avremmo voluto viverla e non come l’abbiamo vissuta. Di fatto Noudelmann libera i filosofi dalla "gabbia" della coerenza che per gli scrittori di fiction ha sempre avuto la porta aperta, permette loro di occupare un posto “nel teatro delle scritture”, senza giudicare, senza fare il moralista.

Via | Les Inrocks

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