Jonathan Franzen, Internet e il giornalismo a rischio

L'allarme dello scrittore in occasione della presentazione di Purity: Internet sta uccidendo il giornalismo

Il giornalismo? Secondo Jonathan Franzen è "a rischio" per colpa del Web, che lo sta "uccidendo". La dichiarazione, rilasciata da il quotidiano La Stampa in occasione della presentazione del suo ultimo romanzo, Purity - presso l’organizzazione culturale di Manhattan 92Y - arriva come una freccia infuocata nel mondo del giornalismo online, portando al solito l'opinione pubblica a dividersi tra quelli d'accordo e gli altri, specie la categoria chiamata in causa, nettamente contrari.

"Quello che sta accadendo per colpa di Internet non mi piace per nulla. Senza giornalismo una democrazia non può funzionare, e noi rischiamo di perderlo, perché i professionisti che lo praticano non riescono più a farsi pagare. Dobbiamo assolutamente trovare un nuovo modello, e intanto le fondazioni dovrebbero garantire la sopravvivenza delle testate".

La colpa, quindi, sarebbe del Web e dei giornalisti, pubblicisti e freelance che lavorano sottopagati:

"Qualcuno fa un enorme lavoro per trovare dei fatti ma appena li pubblica, vengono presi, linkati, twittati, copiati. [...] Sui social infatti ci sono solo opinioni personali e chi ura più forte ha ragione. È la via che porta a una cittadinanza disinformata".

Non accorgersi che la società è cambiata, che il mondo si sta trasferendo lentamente online, così sembrerebbe dalle dichiarazioni di Franzen. Eppure lo scrittore statunitense, autore de "Le correzioni", è consapevole del cambiamento sociale ma ne vede solo la deriva: secondo lui, il Web non farebbe altro che alimentare

"solo il rumore, e vince chi grida più forte. Ho seri problemi con chi dice che i giornalisti non ci servono più, perché tanto abbiamo i leakers, i citizens journalist, il crowd sourcing o i blogger. È un cammino che porta a una cittadinanza disinformata, oppressa e uniformata, perché non c'è nessuno che cerca responsabilmente di riportare cosa succede. Solo opinioni personali, spesso opposte e violente, non digerite. Chi urla più forte ha ragione. Penso che sia sbagliato diffondere così l'informazione."

La soluzione

? Trovare un "nuovo modello, che consenta al giornalismo serio di qualità di essere pagato, e quindi di sopravvivere". In attesa di questo nuovo modello, però, è necessario sostenere il giornalismo attuale, attraverso "grandi fondazioni" che "dovrebbero accollarsi l'onere di fare da ponte. In altre parole, pagare per tenere in vita le testate, in attesa di trovare il nuovo modello per star in piedi con i propri piedi".

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