Il Salone del Libro chiude le porte all’Arabia Saudita

Salone del Libro di Torino

L’Arabia Saudita avrebbe dovuto essere il paese ospite della prossima edizione del Salone Internazionale del libro di Torino, ma dalla politica torinese è arrivato un esplicito no alla partecipazione del paese al centro dell’attenzione per la recente sentenza di condanna a morte di Ali Mohammed al-Nimr, il ventenne condannato alla pena capitale dopo essere stato arrestato, all’età di 17 anni, per avere partecipato a una manifestazione contro il regime saudita. La scorsa settimana il giovane è stato condannato alla decapitazione e alla crocefissione “fino a putrefazione avvenuta”.

Nel week end, a margine della cerimonia organizzata al castello di Grinzane Cavour per celebrare l’anniversario della proclamazione del complesso nel patrimonio Unesco, sia il presidente della Regione, Sergio Chiamparino, che l'assessore alla Cultura, Antonella Parigi, hanno espresso un secco no all’intenzione di ospitare l’Arabia Saudita al Salone del Libro 2016: “Servono messaggi coerenti in tema di rispetto dei diritti universali” è stata la lapidaria dichiarazione dei due rappresentanti della politica regionale, aggiungendo, poi, come “sia necessario riconsiderare tale invito, data l'importanza, soprattutto in questo momento storico, di trasmettere messaggi univoci e coerenti in tema di rispetto dei diritti universali della persona”. Anche il sindaco di Torino, Piero Fassino, ha sottolineato come la condanna a morte di Ali “negherebbe in radice quelle ragioni di dialogo che erano alla base dell'invito all'Arabia Saudita quale Paese ospite dell'edizione 2016 del Salone del Libro”.

Quando fu annunciata la presenza dell’Arabia Saudita alla presidenza della Fondazione per il libro, la musica e la cultura che organizza il più importante evento italiano dedicato al libro c’era Rolando Picchioni, ora sostituito da Giovanna Milella, la quale ha sottolineato la paternità della scelta del suo predecessore e ha spiegato che il cda che si riunirà il prossimo 6 ottobre avrà fra i punti principali all’ordine del giorno la questione del paese ospite. La decisione, come ha ricordato Milella, verrà presa “in totale sintonia con le Istituzioni fondatrici e tenendo conto dei valori fondamentali cui il Salone si ispira, e che nella propria storia ha sempre inteso tutelare”.

Al 99%, dunque, l’Arabia Saudita non ci sarà, ma i problemi da risolvere entro il prossimo mese di maggio sono parecchi. Dopo l’avvicendamento ai vertici, il lavoro verso il Salone del Libro 2016 è stato turbato da problemi economici e finanziari, da un traumatico passaggio di consegne che ha mutilato lo staff organizzativo e ha visto Giulia Cogoli, designata direttore a giugno, lasciare l’incarico all’inizio di settembre, con il conseguente ritorno alla direzione di Ernesto Ferrero.

Fra poco più di una settimana, dunque, oltre alla conferma del benservito all’Arabia Saudita dovrebbe essere reso noto il paese ospite. A poco più di sette mesi dall’edizione 2016, la strada è in salita e il cambio in corsa del paese ospite rischia di essere un’ulteriore zavorra per un team di lavoro ridotto all’osso.

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