Come scrivere un romanzo, secondo Umberto Eco

Secondo l’autore de Il nome della rosa le costrizioni sono fondamentali per lo sviluppo della trama

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Come si scrive un romanzo? Qualche giorno fa su Booksblog abbiamo cercato di rispondere a questa domanda con l’autorevole opinione del premio Nobel Mario Vargas Llosa, oggi proviamo con le parole di Umberto Eco, l’autore de Il nome della rosa che annualmente viene indicato nella rosa dei 40-50 favoriti nella corsa al premio dell’Accademia di Svezia.

Qualche anno fa, Umberto Eco ha tenuto un’interessante lectio magistralis al Salone del Libro. Tema di quell’incontro erano le costrizioni dello scrittore, una prospettiva molto interessante, un vero e proprio capovolgimento rispetto a chi vede nella libertà totale la situazione migliore per scrivere e creare un mondo fittizio.

La figura della “divina mania” che invade l’animo dell’artista favorendone l’atto creativo è agli antipodi rispetto alla concezione del lavoro di Umberto Eco:

“Ogni mio libro è nato da un’immagine seminale. Per Il nome della rosa è stata l’immagine di un monaco avvelenato mentre legge un libro in una biblioteca, per Il pendolo di Foucault il pendolo stesso e il ragazzo che suona la tromba a un funerale di partigiani”,

spiegò Eco, definendo così il “big bang” che ha dato vita ai suoi due romanzi più noti.

Nella fase di preparazione delle avventure di Guglielmo da Baskerville lo scrittore alessandrino ha trascorso mesi a disegnare piantine dell’abbazia in cui si sarebbe svolto il suo romanzo. Una volte realizzate le mappe faceva parlare i suoi personaggi nel tempo utile per compiere il tragitto fra un ambiente e l’altro. Si creava, cioè, delle costrizioni.

Per Eco, insomma, chi allinea parole in forma d’arte deve darsi una disciplina e questa disciplina si raggiunge grazie alle costrizioni che l’artista mette nel mondo che la sua immaginazione sta creando.

Fra romanzo e poesia c’è una grande differenza:

“In poesia il significante (le parole) condizionano il significato (il contenuto), in prosa avviene il contrario, il contenuto determina le parole che si utilizzano”.

In poesia il rispetto della rima condiziona ciò che compare sulla pagina. Per spiegarlo Eco citò una nota poesia montaliana:

“‘Foglia riarsa’ fa rima con ‘rivo strozzato che gorgoglia’ ma se ci fosse stato ‘rivo strozzato che borbotta’ allora il male di vivere sarebbe stato espresso da una ‘grotta’”.

In sostanza, le costrizioni disciplinano l’andamento dell’atto creativo, limitando le dispersioni entropiche e aiutando lo scrittore a caratterizzare un personaggio:

“Certo il personaggio viaggia da solo ma bisogna dargli delle costrizioni delimitarne l’incedere con alcune ‘barre di grafite’. La letteratura si basa sulle costrizioni: pensate all’inflessibile costruzione dei canti di Dante, pensate alla rima, al metro ma è lo stesso anche in pittura se si sceglie olio o tempera. Le costrizioni sono fondamentali per l’arte”.

È il contenuto stesso del libro, pagina dopo pagina, a creare costrizioni: ogni scelta creativa condiziona inevitabilmente ciò che verrà scritto dopo avere imboccato un determinato “bivio”. Sempre per rimanere all’esempio de Il nome della rosa, Eco voleva che un monaco fosse trovato morto in un tino pieno di sangue e questo lo ha fatto optare per un’ambientazione novembrina visto che è quello il periodo in cui si uccidono i maiali. Questa reazione a catena non si può controllare fino in fondo, tanto che – secondo Eco - l’autore ne può rimanere talvolta vittima.

Le date, i personaggi, i fatti, devono combaciare come in un grande puzzle nel quale una sola tessera fuori posto può mandare in frantumi l’intero disegno.

Chi, almeno una volta, ha provato a misurarsi con la finzione, sa perfettamente di che cosa Eco stia parlando; per chi è alle prime armi o per chi si vuole imbarcare nell’impresa di scrivere un libro, quelli del romanziere alessandrino sono consigli preziosi. Infine, per chi legge e apprezza i suoi libri, queste brevi note sulle costrizioni sono un’importante rivelazione di un metodo di lavoro, uno sguardo nel retrobottega di un autore il cui capolavoro è stato tradotto in 40 lingue e ha venduto, solamente in Italia, 30 milioni di copie.

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