I giornali del futuro, il futuro dei giornali

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I giornali del futuro, il futuro dei giornali

. Chi vincerà la sfida dell’informazione tra carta e web? Questa la domanda che si pone il libro di Pier Luca Santoro (Datamediahub), interessante lettura per addetti ai lavori ma anche per appassionati del mondo del giornalismo, dell'informazione e delle notizie. Una specie di guida per orientarsi in questo magma multiforme e in continuo mutamento che è l'informazione online.

Fra social e motori di ricerca, il libro offre una fotografia lucida della situazione attuale dell'editoria in Italia e in altre parti del mondo, per confronto. Un confronto che spesso risulta impietoso, ma che dovrebbe spingere tutti gli addetti del settore a fare meglio, a innovare, a sperimentare.

Poi si tratteggia il tentativo di trovare nuovi modelli per far quadrare i conti dell'editoria online (e magari anche offline), senza la pretesa di avere la bacchetta magica ma invitando ciascuna realtà a trovare la propria strada, la propria soluzione.

Fra numeri e considerazioni, arrivano le interviste a protagonisti della scena editoriale nazionale e internazionale, fra cui David Magliano (che, al Guardian, ricopre l'incarico di Managing Director for Membership), Andrea Santagata (Banzai), Simona Panseri (Google Italia), Alceo Rapagna (RCS Mediagroup), Federico Badaloni (Gruppo Editoriale L’Espresso) e Dico Van Lanshot (Blendle).

Cose che mi sono appuntato fra i contributi "esterni" e che ho trovato davvero degne di nota e di una seconda lettura:
- il fail soon di Google (ovvero: sperimentare senza paura, e se l'esperimento si deve rivelare sbagliato, deve farlo nel più breve tempo possibile. Una constatazione che dovrebbe essere ovvia sul web ma che non lo è quasi mai);
- il concetto di membership del Guardian: un altro mondo, un altro modo di pensare. Chiunque, oggi, in Italia dica cose tipo sì, va be', ma loro sono il Guardian, dovrebbe capire, dall'intervista a Magliano, che è l'approccio, per cominciare, che fa la differenza. Non solamente i numeri e i mezzi;
- l'iniziativa di Banzai su Good Morning Italia («Abbiamo investito in GMI per dare ossigeno a un gruppo di giovani giornalisti molto capaci che vogliono provare a innovare con un approccio imprenditoriale», dice Santagata);
- la filosofia di Blendle, quell'iTunes delle news che per il momento in Italia sembra un miraggio.

Messi insieme numeri e ovvietà mai comprese fino in fondo dall'editoria italiana, emerge un quadro che da un lato è scoraggiante ma dall'altro non manca mai di evidenziare le enormi opportunità che l'editoria online ha di fronte a sé. Qualcuno raccoglierà la sfida in maniera davvero innovativa?

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