Intervista a Dominique Sylvain. La città dei personaggi testardi e misteriosi

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Intervista a Dominique Sylvain. La città dei personaggi testardi e misteriosiSe il giallo alla francese, si tinge di noir, i suoi toni si fanno tutt’altro che oscuri. Diventano, a ben vedere, ancora più interessanti e l’attenta costruzione degli spiragli narrativi non perde un colpo…anzi! Per comprendere la genesi e lo sviluppo di storie tanto affascinati, dense di protagonisti compositi ed accattivanti, abbiamo fatto appello ad una “specialista del settore” come Dominique Sylvain, giornalista e scrittrice francese residente a Tokyo. E se abbiamo voluto proprio lei, buona parte della colpa è da attribuire a “La Guerra Sporca”, l’ultima avventura dell’improbabile coppia di investigatrici Ingrid & Lola, accompagnate dal dalmata Sigmund. “Galeotto fu il libro…” anche stavolta, ed eccovi l’intervista a colei che lo creò.

L’intrigo della storia è stato evidentemente ed accuratamente elaborato per tenere il lettore attaccato alla sedia dall’inizio alla fine. Si tratta di un lavoro pensato per superare l’apparente struttura del classico giallo e rivelare alcuni tratti melodrammatici?
“La Guerra Sporca” è sicuramente un noir, poiché ho rispettato tutte le leggi del genere, suspense sostenuta, colpi di scena, variazioni nel ritmo. Si potrebbe addirittura arrivare a pensare che il trattamento ricordi quello di un thriller, dato che tutto il romanzo è immerso nell’inquietudine e nella tensione, anche se non mancano dei punti di fuga. Ma c’è un’ambizione più generale. Volevo arrivare a una fluidità che desse al lettore l’impressione di intraprendere un viaggio senza interruzione, e per riuscirci è stato fondamentale affinare il lavorio dello stile, la musicalità della frase, e anche l’atmosfera. Anche se l’argomento principale sembra il mondo inquietante della Françafrique (rapporti tra la Francia e le ex colonie africane) e della vendita di armi, il mio vero obiettivo era di partire da un tema eterno, e di conseguenza a-temporale, per lasciare una traccia nello spirito dei lettori. Ecco la ragione per la quale ho scelto la vendetta. La mia idea era di mescolare una trama da dramma classico, con elementi comici (un po’ ciò che caratterizza dall’inizio la serie Ingrid-Lola). Per me la scrittura è un’avventura, ed ogni libro un tentativo di riuscire un “romanzo-totale” che unisca elementi diversi, a tratti persino contraddittori, senza poter essere ridotto ad una categoria (perché se i francesi adorano classificare e mettere delle etichette come polar, roman noir, procédural, thriller, non si tratta di una delle mie attività preferite).

Le peripezie di Ingrid & Lola evolvono in una costellazione di mille caratteri che non è esattamente facile da comprendere. Qual’è l’origine di un universo di personaggi tanto articolato, e da dove nasce l’ispirazione per la costruzione dei più complessi e contraddittori come Arnaud Mars?
I caratteri nascono sempre spontaneamente. Ho l’impressione di avere una vera e propria città nella testa, mi basta entrare in un edificio per trovare un personaggio che reciti nella mia fiction. Il problema è effettivamente quello di metter ordine in questo caos, per produrre una storia fluida nella quale il lettore possa entrare e sentirsi a suo agio. E’ proprio per questo che lavoro a lungo sulla struttura prima di iniziare scrivere. E anche quando comincio a farlo, sono consapevole che ci saranno ancora mille modifiche in funzione delle mie scoperte. I legami che tessono i personaggi sono complessi e logici allo stesso tempo. Bisogna poter penetrare in questo tipo di razionalità, prendendosi il tempo necessario. Non so da dove venga Arnaud Mars, ho visto subito il suo viso e la sua silhouette, ma il resto mi è apparso poco a poco, sono riuscita ad avvicinarlo davvero solo quando ha cominciato ad interagire con gli altri protagonisti. Mi interessava molto il rapporto tra Sacha, il mio comandante della Brigade criminelle (la polizia criminale francese), e Mars, suo superiore gerarchico. Un sessantenne con una gran bella carriera alle spalle che fa da mentore al trentenne Sacha. C’è tra loro una complicità, una specie di amicizia che si esprime attraverso la comune passione per il jazz.

Si può affermare senza ombra di dubbio, che le inchieste sono seguite da due punti di vista diversi. L’investigazione ufficiale della Police Judiciaire, si intreccia con quella ufficiosa della coppia Ingrid-Lola (ormai divenuta un trio grazie all’indispensabile “apporto canino” di Sigmund). Si tratta di un escamotage per aggiungere un po’ di pepe, supportando allo stesso tempo lo sviluppo della storia e aumentando le possibilità di seguire anche le piste più improbabili?
Tale rivalità non é stata pensata per aumentare la tensione, anzi, è stata lei ad imporsi, più come un inconveniente che come un vantaggio a dire il vero. In genere è più semplice affidare un’inchiesta all’ufficiale che arriva naturalmente sui luoghi e lavora in maniera diretta, la storia ne guadagna in termini di ritmo. Ma “La Guerra Sporca” fa parte di una serie e dovevo inserire il duo Ingrid-Lola, che sono investigatrici amatrici, questo è il problema. La storia comincia con la morte di un avvocato implicato in un affare di Stato, una situazione nella quale l’intervento della criminale è una prassi, mentre è stato necessario giustificare la doppia inchiesta, perché se Sacha fa il suo mestiere, anche Lola ha le sue buone ragioni per investigare, e per temere di subire una nuova manipolazione dalla gerarchia (dato che si tratta pur sempre di un commissario in pensione). Certo, avrebbe potuto fidarsi di Sacha e lasciarlo lavorare, ma, come avviene spesso nella vita, un dettaglio aggiunge il granello di sabbia che inceppa il meccanismo, Sacha reagisce male, Lola si offende e la loro rivalità si mette in marcia. Però, ad un certo punto, Lola, che oltre ad essere intelligente ha dalla sua la saggezza dell’età, realizza che l’obiettivo di entrambi è la scoperta della verità e comincia a collaborare con il poliziotto.

Ragione ed intuito si oppongono, certi punti capitali richiedono l’abilità di Lola per sbloccarsi e lo spirito pratico della Polizia, per essere affrontati. Si può parlare in di una specie di “divisione di ruoli” tra una squadra apparentemente più rigida e un gruppo informale molto più libero? E se si, si tratta di una strategia per attraversare il muro di gomma del potere gerarchico senza lasciarsi rimbalzare?
In realtà non c’è stata una vera e propria strategia, ma quel che è certo è che le due équipes non potevano funzionare nello stesso modo. Lola gode di una libertà che Sacha non ha. In quanto ex-poliziotta, ha sempre i suoi informatori, conosce le tecniche del mestiere, ed è meno limitata dalla deontologia, riuscendo così ad essere efficace quasi quanto la polizia. Una delle sue caratteristiche che mi ha interessato da quando ho creato il duo Ingrid-Lola, è proprio questa capacità di superare i limiti. Lola è efficace, e tra una certa legittimità dal suo passato nella polizia, ma è allo stesso tempo padrona dei suoi metodi, supportata in tutto ciò dall’influenza di Ingrid che, non avendo niente a che fare con “l’Istituzione”, agisce come una particella sciolta.

Quali sono le caratteristiche peculiari del Capitano Sacha Duguin, diviso tra il dovere e le sue pericolose passioni amorose?
Il Comandante Duguin è un personaggio ambiguo, un impulsivo, che impiega molta energia per controllarsi. E’ estremamente ambizioso (in fondo si tratta del più giovane comandante della criminale) ed ha sempre sognato di lavorare al 36 (modo tipicamente francese di definire la brigata criminale, la cui sede è al numero 36 di quai des Orfèvres, in un quartiere prestigioso situato nel pieno cuore di Parigi). Ha infine ottenuto ciò che desiderava, ma l’indagine che gli viene attribuita è delicatissima a causa del suo contenuto politico. Un’occasione per brillare, ma anche il rischio di inciampare. Deve dimostrare energia e prudenza, gestendo una squadra non facile, e soprattutto il Capitano Emmanuelle Carle che avrebbe dovuto occupare il suo posto e che proprio per questo è amareggiata e non attende altro che un errore di Sascha per provare di essere più capace di lui. Senza dimenticare che quest’ultimo è anche stato amante di Ingrid. I due hanno vissuto una storia intensa, guastata sin dall’inizio dall’ombra del lavoro di lei. Accompagnarsi con una spogliarellista di Pigalle non è certo l’ideale per la carriera di un poliziotto che, seppur capace di abbandonarsi alla passione, calcola i suoi movimenti per proteggersi. Si tratta di un energico autoritario, con un lato da esteta, confermato dalla sua passione per la musica. Virile e sensibile, ho voluto creare un personaggio che fosse seducente e credibile. Spero di esserci riuscita ma, malgrado tutto, Sascha oppone una certa resistenza alla mia analisi, conservando una componente fortemente misteriosa. Non a caso sarà l’eroe principale nel seguito del libro. Un romanzo nel quale Ingrid et Lola “si concedono una vacanza” e Sascha, ammaccato, ma sempre combattivo, è al centro dell’azione con una nuova équipe.

L’intervista si è protratta a lungo, ma il resto delle suggestioni che sono emerse ve le sveleremo domani. Non voletecene, sarebbe stato un peccato da pivellini eccedere nella quantità, e l’inflessibile Lola non ce l’avrebbe sicuramente perdonato!

Ritratto © Antoine Rozès

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