Le confortevoli estati dei signori genitori

effetti collaterali delle vacanze con figli

Having fun with balloons in sunset

Vacanza dal latino: vacantia, neutro plurale sostantivato di vacans, participio presente di vacare essere vuoto, libero.
Ecco le parole chiave: vuoto e libero.
Vuoto fa un po’ impressione: paura del vuoto, sensazione di vuoto, sentirsi vuoto.
Ma libero suona bene, libero suona giovane, fresco, rivoluzionario, danzante. Liberi vorremmo esserlo, almeno durante le vacanze.
Qualche volta ci capita. Qualche volta ci è capitato. Però sono ricordi del “prima”, “prima di diventare genitori”, quell’altro tempo della nostra vita. Non necessariamente migliore, intendiamoci, ma diverso sicuramente.
Quel tempo in cui si poteva prenotare all’ultimo minuto in un’oscura località croata, partire con un biglietto passaggio ponte e affidarsi, lievemente intontiti dalla xamamina, alla buona sorte. O ci si poteva avventurare in autostrada con un’auto di terza mano mangiando e bevendo in borghi rigorosamente sospesi tra il mille e quattro e il mille e cinque nelle cui strade ci si poteva anche perdere o rimanere senza benzina. Partire senza meta finendo in Provenza, piuttosto che in Val D’Aosta, affittando l’ultima stanza disponibile nella regione, non era un problema. Se ti andava male dormivi in macchina, trovavi un’altra regione, compravi una tenda usata, insomma ti arrangiavi.
Nella seconda vita è tutto un po’ più complicato. Le tue vacanze hanno tutto, tranne il vuoto e la libertà.
Il vuoto non esiste perché l’estate è un pieno totale di impegni, attività e, soprattutto, infernali aggeggi.
Se i figli sono piccoli sei sommerso di passeggini pesanti e leggeri, culle da campeggio, canottini, braccioli e tutine di salvataggio che sarebbero adatte al Titanic più che alla spiaggia di Fregene. E poi c’è la fiera del “portatile”: scalda biberon da auto, sterilizzatore da campeggio, mini frigo per auto, zanzariera che entra in una tasca, ventilatore da montare in venti semplici mosse, dondolino con Suite Bergamasque incorporata attivabile dal sedere del fagottino, radioline capaci di disturbare le comunicazioni satellitari dell’ESA.
Se sono più grandi ci sono i vestiti più leggeri e quelli più pesanti (perché ad agosto non si sa mai), i costumi da mare e da piscina, gli accessori per capelli e tutte le altre irrinunciabili cianfrusaglie di tua figlia (perché si può sempre organizzare un mercatino), le cuffie, le pinne, le tavolette, i delfini giganti da gonfiare, i boccagli con i quali rischiano puntualmente di affogare, gli aquiloni che si impiglieranno nell’unico albero della riva, i palloni che saranno portati via dalle onde e le pistole ad acqua delle quali saranno vittime i vicini di ombrellone (però anche loro, perché mettersi sempre accanto a noi se ormai ci conoscono?).
La libertà estiva dei genitori è un concetto relativo.
I tuoi figli sono capaci di condurti in luoghi in cui mai avresti immaginato di andare. Acquapark affollati dove si fa il bagno come sardine e girano indisturbati almeno tre tipi di funghi e due famiglie di stafilococchi ben addestrati. Parco giochi pieni di genitori come te, con la faccia bianca dal terrore, mentre i pargoli urlano e ridono ritrovandosi in posizioni che vanno evidentemente contro le basilari leggi della fisica. Fast food puzzolenti dove l’olio delle patatine è stato cambiato la primavera scorsa. Concerti di pseudo musicisti delle cui orribili canzoni ti rimarrà stampato nelle orecchie il ritornello per almeno i tre mesi successivi. Zoo con una temperatura di 50 gradi all’ombra con tutti gli animali ben nascosti all’ombra e i tuoi cuccioli che non demordono e li chiamano a gran voce sporgendosi pericolosamente dai recinti. Pronto soccorsi di mare/montagna dove medici accaldati non ne possono più di tagli da scogli/rocce, febbri da troppo sole e eczemi dall’aspetto raccapricciante.
Allora non vedi l’ora venga la notte a stendere un pietoso velo di silenzio e pace. Aspetti tutto il giorno quel momento in cui puoi finalmente fare quello che hai sempre fatto in vacanza: stenderti a leggere un libro.
A sera, in un semplice aprirsi di pagine, ti riprenderai vuoto e libertà: vuoto dal pensiero dei figli, che finalmente dormono pacifici ben protetti da sette strati di creme contro le punture degli insetti, libertà di iniziare il viaggio nei tuoi volumi preferiti.
Io comincio dalle sette a pregustare il momento in cui potrò restarmene sola con Maurizio De Giovanni o Jo Nesbø. Perché Ricciardi e Harry Hole a due latitudini diverse, in due universi paralleli se vogliamo, hanno in comune il fatto di essere due adorabili disperati, più che due imperturbabili super eroi, e quasi quasi vorresti portarteli a casa e preparargli una cena in famiglia pur di evitargli un’altra serata di solitudine. Insomma due che vorresti per amici e che volentieri ti porti in vacanza.
Alle dieci penso di avercela fatta a superare la giornata, ma ci sono ancora gli ultimi sprazzi di attività (docce-denti, piedi-bidet-denti, non mi voglio lavare-no, tu ti lavi).
Alle undici credo che sia questione di minuti: hanno smesso di cantare le canzoni di Violetta e di sganasciarsi con Favij, adesso pare stiano per dormire.
A mezzanotte nel silenzio pacifico mio marito si sintonizza sulle news.

Sullo schermo altri genitori, altri figli, altre spiagge, altri gommoni. Tutta un’altra idea di estate, di vuoto, di libertà.
Rimango il resto della notte a guardare i miei figli dormire.

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