Perché la poesia non vende in Italia?

Libri

Alberto Bevilacqua affermava: “Gli editori credono ciecamente, con apriorismo razzistico, che la poesia sia tabù per la libreria. E lo credono anche i librai”. Bisogna dargli ragione: quanti sono i libri di poesia che avete visto in giro ultimamente? Quanti entrano in classifica? A vendere sono sempre più libri-fotocopia: si trova un filone che vende e si iniziano a pubblicare libri tutti uguali. ADNKronos pubblica un approfondimento sul tema che vi invitiamo a leggere e da sui stralciamo alcuni passi.

Nicola Crocetti, editore dell’omonima casa editrice che pubblica libri molto curati, afferma:

Perché la poesia dovrebbe vendere? Nessuno ne parla, è mal distribuita, non è promossa. Qualcuno conosce un prodotto che sia mal distribuito, non promosso, di cui nessuno parla che invece venda? Io non ne conosco alcuno.

E poi continua:

I poeti non comprano libri di poesia, ma si autopubblicano: [ogni anno] escono tra i 1.500 e i 2.000 titoli, la maggior parte dei quali autoprodotti.

E infine chiosa:

La tanto vituperata Grecia ha poeti che vendono decine di migliaia di copie. La poetessa Kiki Dimulà, con un volume che raccoglie le sue poesie, ha venduto 51mila copie e la Grecia ha un sesto degli abitanti dell’Italia. Kavakis ha venduto più di 100mila copie. Ci sono dei Paesi dove la poesia è amata e letta e ci sono dei Paesi in cui la poesia non interessa, non è amata né letta, comprata e diffusa. È una questione di cultura.

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