"Uno ogni sacco d'anni", Andrea Pazienza a Peschici

Oggi è l'anniversario della morte di Paz, arrivata la triste notte del 16 giugno 1988. Della sua arte, della sua genialità sappiamo molto, come sappiamo la sua vita privata, le sue delusioni d'amore, il rapporto con l'eroina, le collaborazioni artistiche, Frigidaire, le sue creature come Zanardi, Pompeo, Pentothal.

Le sappiamo attraverso i suoi fumetti e tramite le parole e gli scritti di tutti quelli che l'hanno conosciuto e non  hanno voluto dimenticarlo.
Tra questi, c'è però un libro dove a parlare sono le immagini, veicolo preferito di Pazienza. Si chiama "Uno ogni sacco d'anni" di Gino Nardella, autore, illustratore e fotografo che con Pazienza condivise gli anni del DAMS a Bologna e collaborò con lui e Vincenzo Sparagna alla stesura del "Manifesto del Maivismo", pubblicato dalla rivista FRIZZER.

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Sottotitolo del libro, dedicato a Paz, è  "Tante foto e qualche scritto in memoria di un genio del XX secolo". Perchè di genio si tratta quando ci si trova davanti ad un "genio improvvisatore", uno "che sa senza conoscere".
Il libro raccoglie le foto che fecero parte di un progetto per l'esame di Tecniche della fotografia che i due dovevano sostenere nel maggio del 1975.

Location è Peschici, piccolo comune del Gargano, nella provincia di Foggia, dove Paz e l'amico andavano a disintossicarsi.
Paz viene immortalato mentre si aggira per le vie della città con in mano un metro. Cosa volesse dire quella posa? "Forse un paese a misura d’uomo", ma molto probabilmente una cosa improvvisata lì sul momento, senza senso ma quel nonsense geniale che solo in pochi avevano a quel tempo. Un metro con il quale l'artista misura tutto: case, donne, animali, anziani, bambini, edifici, la cassetta di una posta e persino il petto villoso di un uomo, mentre il paese lo segue stupito, incuriosito, anche un po' irritato nel vedere questo giovanotto mentre con un metro rompe gli schemi e l'immobilità del meridione.

Un Pazienza inedito, solare, luminoso, una luminosità che traspare anche da quel freddo bianco e nero in quei 50 scatti fatti con una Super8. Immagini in mutamento che ritraggono un personaggio camaleontico in ogni singolo scatto, un personaggio che a trovarne un altro ci vorranno veramente un sacco d'anni.

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