"Aspettando il 9999", una riflessione sull'ergastolo in Italia

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Sabato 13 giugno 2015 l'isola di Ventotene, in provincia di Latina, si è popolata di uomini e donne provenienti da tante zone d'Italia per dire no all'ergastolo come sistema detentivo che prevede il carcere a vita. Una pena - che consiste proprio nel far coincidere la fine della stessa con la morte del detenuto -  dichiarata nel 2013 in totale violazione dei diritti umani da una sentenza della Corte europea e tuttora vigente in alcuni Stati, Italia compresa.

Per questo motivo, ogni anno dal 2010 un gruppo di persone si reca al cimitero dei detenuti condannati all'ergastolo sull'isola di Santo Stefano, nell'ambito dell'iniziativa "Porta un fiore per l'abolizione del carcere a vita". La scelta di Santo Stefano è perchè qui sorge l'omonimo  carcere, struttura penitenziaria costruita nel 1795 e chiusa nel 1965. Qui sorge anche il cimitero con le sue 47 tombe, 30 delle quali da qualche anno hanno un nome e un cognome.

E' proprio all'interno di questa iniziativa che quest'anno, come momento di dibattito e riflessione, è stato presentato il libro "Aspettando il 9999- Poesie e scritti dall'ergastolo e dal 41bis", scritto da Giovanni Farina,  attualmente detenuto nel carcere di Catanzaro.
Accusato del sequestro dell'imprenditore bresciano Giuseppe Soffiantini, Farina è stato condannato a 28 anni di reclusione, sebbene la vicenda sia molto contorta e sebbene lui stesso non si sia mai assunto la responsabilità del rapimento avvenuto nel 1997 sui monti della Calvana, in Sardegna.
Perchè 9999? Un numero simbolico utilizzato in sostituzione del termine "fine pena mai", assegnato agli ergastolani come anno di fine pena: 31/12/9999.

Edito dalla cooperativa editoriale Sensibili alle Foglie, il libro è una raccolta di poesie e di altri suoi scritti: stralci autobiografici in cui racconta il suo rifiuto categorico ad "arruolarsi" alle "indecenti proposte" della polizia come "infiltrato" tra gli allevatori sardi, la sua latitanza e la galera.
Ma sono soprattutto le poesie e le riflessioni sulla sua esistenza il fulcro centrale del libro. Ve ne proponiamo una:

"Un piccolo filo di luce penetra da una breccia del muro. Vedo all’orizzonte gli alberi grigi di pietra della città, non hanno rami né foglie.
Dentro questo confine vivo un lungo sonno da anni, nel mio pensiero tutto sa di passato, di antico, come la voce della mente che si ostina a ricordare. La luce dell’alba mi invita a camminare per non morire. Mi sono permessi incontri con altri miei simili durante il tempo perso, che giorno dopo giorno diventano sempre più brevi, solo i nostri sguardi quando si incontrano non vedono i giorni che passano. L’uomo si è circondato di barriere, ha tracciato confini nel mare, nel cielo già nato prima che lui nascesse, si crede il creatore del mondo e ogni uomo  che attraversa  quel confine creato dalla natura si sente in diritto di metterlo in catene, di farlo schiavo, uno strumento di scambio. Molti dei nostri antenati sono stati inghiottiti dalle onde del mare, colpa di questi uomini razziatori di confini".
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